«...la vita è un brivido che vola via/è tutto un equilibrio sopra la follia...» (Sally, Vasco Rossi)

[Pinerolo] ...Vista dall’alto, posta com’è all’imboccatura di due bellissime valli, ai piedi delle Alpi Cozie, davanti a una pianura vastissima, seminata di centinaia di villaggi, che paiono isole bianche in un mare verde e immobile, è la città più bella del Piemonte [...].
(Edmondo De Amicis,"Alle porte d'Italia", Roma 1884)

martedì 22 novembre 2016

Che cosa ci può dire, più in generale, la decisione di papa Francesco sull'aborto

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Secondo me, la decisione di papa Francesco di permettere l'assoluzione dal peccato di aborto, parla al di là della questione specifica dell'interruzione volontaria della gravidanza, e degli stessi appartenenti alla Chiesa cattolica

In primo luogo, ci suggerisce che nessun comportamento umano debba essere giudicato solo con il rigore della legge - da qualunque fonte provenga, civile o ecclesiastica - e che a ciascuna persona debba essere data la possibilità di ripartire per costruire una nuova fase della propria vita. In poche parole, agli atti umani non dovrebbe essere applicato un freddo "moralismo", ma un atteggiamento di comprensione basato su di un più generale senso di umanità (in questo, penso, il senso del Giubileo straordinario della Misericordia). Nel caso specifico, dando la possibilità di perdonare un peccato che fino all'altro ieri era causa di scomunica, il papa ha chiaramente inteso comprendere il dramma che può vivere una donna di fronte alla scelta di interrompere una gravidanza, non isolandola ulteriormente dalla comunità cristiana in cui vive.

In secondo luogo, con la possibilità che il confessore possa dare l'assoluzione in autonomia, senza che sia più necessaria alcuna delega da parte del vescovo, il papa ha dato un altro colpo al peso della struttura gerarchica nella Chiesa, anche qui con un messaggio che ha un senso più generale: ad ogni livello si deve praticare la responsabilità delle scelte.

lunedì 21 novembre 2016

Referendum costituzionale: giovedì 24 a Pinerolo, confronto tra Elvio Fassone e Gustavo Zagrebelsky

Sinceramente non si vede l'ora che finisca questa interminabile campagna referendaria, condotta con toni troppo sopra le righe, e con finalità non sempre collegate al merito della riforma costituzionale, visto che ormai si è trasformata in un Si o No al governo Renzi. Ha iniziato il presidente del Consiglio, in cerca di un rafforzamento del suo governo attraverso il Sì; le opposizioni gli sono andate dietro, per poter determinare con il No la sua caduta, anche se c'è da dire che di fronte ad un esito negativo sarà difficile che Renzi potrà rimanere al suo posto. Così si sta perdendo un'occasione di confronto sulla validità di una riforma della Costituzione, che, se confermata dai cittadini, regolerebbe i rapporti istituzionali nell'avvenire al di là della persona di Matteo Renzi, presidente del Consiglio pro-tempore. 

Proveranno a tornare a parlare di contenuti, Elvio Fassone, già magistrato, membro del Csm e senatore dell'Ulivo per due legislature, e il prof. Gustavo Zagrebelsky, ex presidente della Corte Costituzionale, in un dibattito che si terrà giovedì 24 novembre a Pinerolo, presso il Teatro Incontro (via Caprilli, 21), con inizio alle ore 21.

mercoledì 28 settembre 2016

Aldo Moro e Sandro Pertini

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In questi giorni sono stati ricordati gli anniversari di due uomini politici, che a diverso titolo hanno caratterizzato la storia del nostro paese: il centesimo anniversario della nascita di Aldo Moro e il centoventesimo di Sandro Pertini

Aldo Moro è stato il giovane professore di diritto eletto all'Assemblea costituente a soli trent'anni, segretario della Democrazia Cristiana e poi presidente del Consiglio dell'avvio dei governi di centro-sinistra nei prini anni sessanta, protagonista della fase dell'apertura al Pci negli anni settanta. Moro ha incarnato una concezione della politica sensibile alla rappresentanza nel governo del paese di settori della società che non potevano esserne esclusi, pena lo sfarinamento della convivenza civile. Una politica che lo ha portato a pagare con la vita per opera di chi, accecato dall'ideologia dello scontro sociale portato alle estreme conseguenze, non vedeva bene quell'opera di paziente cucitura delle alleanze anche tra diversi, democristiani e comunisti, per sbloccare il sistema politico italiano e porre le basi per un'alternanza di governo tra forze diverse, ma accomunate dai valori della Costituzione. Nella Dc non tutti la pensavano come Aldo Moro, nemmeno gli Stati Uniti vedevano bene la sua politica, causa potenziale di una messa in discussione dell'equilibrio internazionale diviso tra sfere d'influenza, gli stessi Usa e l'Urss. Che tutto ciò abbia determinato l'interesse anche di cosiddetti "pezzi dello Stato" a che Moro non potesse più tessere la propria tela, non vi sono prove tangibili. Vi sono state alcune coincidenze che hanno fatto riflettere giornalisti e scrittori, come ad esempio la circostanza che i responsabili di importanti apparati di sicurezza, all'epoca del sequestro dell'uomo politico democristiano, fossero affiliati alla Loggia massonica P2. Quello che si può dire, a mio parere, è ciò che emerge dalle lettere che Moro inviò dalla prigione delle Brigate Rosse: un uomo sempre più solo, che mano a mano che trascorrevano i giorni parlava una lingua, quella della verità, sempre più distante da quella dei suoi interlocutori, manifestando appieno quella distanza, prima di tutto di livello culturale, dal resto della classe politica del suo partito.

Sandro Pertini, l'avvocato socialista medaglia d'argento nella prima guerra mondiale, l'antifascista, il partigiano condannato a morte dai nazisti insieme con Giuseppe Saragat - con il quale riuscì ad evadere dal carcere di Regina Coeli, il presidente della Camera per otto anni e poi, quando sembrava che la sua carriera politica fosse conclusa, l'elezione alla presidenza della Repubblica nel 1978. Pertini interpretava un socialismo che legava libertà e uguaglianza, ma la sua cifra era quella dell'uomo d'azione, non del teorico. Nel Psi non ricoprì incarichi di rilievo, con Pietro Nenni non si "prendevano". Quando Bettino Craxi rivendicò per il suo partito la successione a Giovanni Leone nel 1978, la prima scelta non fu Pertini, il vero candidato era Antonio Giolitti, ma il veto del Pci lo affossò. Sul nome di Pertini si realizzò il miracolo della convergenza di tutti i partiti dell'arco costituzionale, e quello che doveva essere un presidente di ripiego, si rivelò forse il più popolare degli inquilini del Quirinale. In un paese sconvolto dall'uccisione di Aldo Moro, dal terrorismo, dalla crisi economica che aveva portato l'inflazione a due cifre, Pertini - in forza della sua biografia e della trasparenza del carattere - riuscì a riavvicinare i cittadini alle istituzioni, dando un volto rispettabile ad una classe politica che, per molti versi, appariva impotente di fronte ai vari accadimenti. 

Fu come se i due uomini politici, Moro e Pertini, pur così diversi e al di là della loro storia personale e dei rispettivi riferimenti culturali, si fossero passati il testimone per continuare a dare un senso alla politica.

mercoledì 21 settembre 2016

In "Ero dunque sono" di Tiziana Morrone, si affronta la malattia di Alzheimer

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Nella Giornata mondiale dell'Alzheimer, malattia che colpisce circa 47 milioni di persone nel mondo, segnalo il libro intitolato "Ero dunque sono" (Mds editore, 2016) scritto da Tiziana Morrone, operatrice socio sanitaria originaria della Toscana. Qui, la prefazione al testo scritta da Mauro Corona

giovedì 15 settembre 2016

Gian Carlo Caselli a Pordenonelegge: "ho pagato per la mia indipendenza di magistrato"

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É stato definito da Andrea Camilleri "il primo risarcimento dei piemontesi alla Sicilia dopo l'annessione dei Savoia", stiamo parlando di Gian Carlo Caselli, magistrato per 46 anni, sotto scorta dal 1974 e ora in pensione, procuratore della Repubblica di Palermo dal 1993 al 1999, ove seppe ridare vigore al contrasto alla mafia quando tutto sembrava perduto per la scomparsa di Falcone e Borsellino. Ieri pomeriggio Caselli è stato ospite di Pordenonelegge, la "festa del libro con gli autori", giunta quest'anno alla sua 17^ edizione, dove ha presentato, intervistato da Valentina Gasparet, il libro scritto con Mario Lancisi: "Nient'altro che la verità" (Edizioni Piemme 2015). 

Caselli ha ripercorso la sua vita professionale e non solo, dagli anni della scuola frequentata dai Salesiani, all'ingresso in magistratura con le prime inchieste sul terrorismo rosso come giudice istruttore a Torino. Dopo quattro anni, dal 1986 al 1990, come membro del Consiglio Superiore della Magistratura, Caselli viene nominato presidente di Sezione della Corte d'Assise di Torino. La tragica uccisione di Falcone e Borsellino fa maturare in lui la decisione di chiedere il trasferimento a Palermo, anche per aver vissuto in prima persona, negli anni al Csm, le vicissitudini che portarono alla mancata nomina di Falcone a capo dell'ufficio istruzione del Tribunale del capoluogo siciliano. Quella fallita promozione, ha detto Caselli, fu l'inizio del tentativo, poi riuscito, di isolare il magistrato in prima linea nella lotta anti-mafia. 

Caselli ha rivendicato i risultati raggiunti durante il periodo palermitano, con la lente delle indagini portata anche sulla "zona grigia" delle collusioni di ambienti politici con la mafia - i processi che videro imputati Giulio Andreotti e Marcello Dell'Utri - riaffermando il fatto che, contrariamente alla vulgata che parla di un Andreotti "assolto dall'accusa di mafia", la Cassazione ha stabilito la colpevolezza dell'ex presidente del Consiglio per fatti commessi fino al 1980, reato estinto per l'intervento della prescrizione. Ma è stato proprio il processo Andreotti, prova della sua indipendenza di magistrato, a costare a Caselli la nomina a procuratore nazionale antimafia nel 2005: il governo Berlusconi bloccò la sua candidatura con una legge "contra personam", ponendo un limite d'età che escludeva proprio il magistrato piemontese. Caselli ha indicato in don Bosco, don Lorenzo Milani e don Lugi Ciotti  le figure che hanno contato di più nella sua vita, senza dimenticare alcuni colleghi magistrati, come il procuratore di Torino, Bruno Caccia, ucciso dalla 'ndrangheta nel 1983, esempio di professionalità e coraggio.

mercoledì 7 settembre 2016

Pasolini, prima a Venezia e poi a Mosca

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É stato presentato ieri, in occasione della 73^ edizione della Mostra del Cinema di Venezia (patrocinio del Comune di Roma e del Centro Studi Pasolini di Casarsa), il libro del regista Enzo De Camillis: “P. P. Pasolini, Io So…”, pubblicato da Arduino Sacco editore di Roma (qui)

Il libro, che  prende spunto dal docufilm dello stesso regista: "Un Intellettuale in Borgata”, raccoglie diverse testimonianze di esponenti della cultura italiana sulla figura di Pier Paolo Pasolini, tra questi Pupi Avati, Ugo Gregoretti, Citto Maselli, Gianni Borgna e Stefano Rodotà.

Qui, segnalo l'intervista che De Camillis ha concesso a Rosa Santoro del sito tgyou24.it.

Infine, il Centro studi casarsese informa che nel mese di novembre approderà a Mosca per la presentazione della traduzione russa delle poesie friulane di Pasolini. Il progetto porta la firma del poeta Kirill Medvedev, già ospite di Casarsa nel 2015 (qui).
È infatti in dirittura d’arrivo una trasferta di novembre a  Mosca, dove, con il concorso dell’Istituto Italiano di Cultura della metropoli russa, sarà presentata la traduzione russa delle poesie friulane di Pasolini. Ne è responsabile il poeta Kirill Medvedev, che già nel 2015 venne in visita a Casarsa per immergersi nelle sonorità del friulano di “cà da l’aga” e costruire i primi contatti di una collaborazione che ora giungerà al suo frutto. - See more at: http://www.centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it/notizie/il-centro-studi-pasolini-a-sarzana-e-venezia-in-attesa-di-mosca/#sthash.zuKiLT4r.dpuf

È infatti in dirittura d’arrivo una trasferta di novembre a  Mosca, dove, con il concorso dell’Istituto Italiano di Cultura della metropoli russa, sarà presentata la traduzione russa delle poesie friulane di Pasolini. Ne è responsabile il poeta Kirill Medvedev, che già nel 2015 venne in visita a Casarsa per immergersi nelle sonorità del friulano di “cà da l’aga” e costruire i primi contatti di una collaborazione che ora giungerà al suo frutto. - See more at: http://www.centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it/notizie/il-centro-studi-pasolini-a-sarzana-e-venezia-in-attesa-di-mosca/#sthash.zuKiLT4r.dpuf

lunedì 20 giugno 2016

Un "Treno di Pasolini" da Trieste a Casarsa, domenica 26 giugno

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Domenica 26 giugno un "Treno di Pasolini" partirà da Trieste per raggiungere Casarsa (con tappe a Monfalcone, Gorizia e Udine), un'iniziativa originale per ricordare il poeta ripercorrendo i luoghi a lui cari, lasciandosi trasportare dal ritmo "lento" di un convoglio trainato da una locomotiva a vapore, e senza dimenticare il rapporto tra Pasolini e questo mezzo di trasporto, testimoniato da un suo scritto del 1957: «Più della metà dei miei versi sono stati pensati, o scritti, in treno».

La giornata è organizzata dal Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa in collaborazione con la Fondazione Fs. Le prenotazioni vengono raccolte sul sito www.fondazionefs.it (i posti disponibili sono 236).

Per i particolari dell'iniziativa, qui, dal sito del Centro Studi Pasolini