«...la vita è un brivido che vola via/è tutt'un equilibrio sopra la follia...» (Sally, Vasco Rossi)

[Pinerolo] ...Vista dall’alto, posta com’è all’imboccatura di due bellissime valli, ai piedi delle Alpi Cozie, davanti a una pianura vastissima, seminata di centinaia di villaggi, che paiono isole bianche in un mare verde e immobile, è la città più bella del Piemonte [...].
(Edmondo De Amicis,"Alle porte d'Italia", Roma 1884)

giovedì 23 aprile 2015

"Divorzio breve", un passo avanti sulla strada della laicità

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Ciò che in molti altri paesi e culture è normale, in Italia diventa "epocale", così fu nel 1970 l'approvazione della legge che introduceva il divorzio, confermata poi dal referendum del 1974, allo stesso modo lo è l'approvazione in via definitiva da parte del Parlamento, ieri, del cosiddetto "divorzio breve",  vale a dire la possibilità di chiederlo dopo un anno dalla separazione, se giudiziale, e sei mesi se consensuale. A maggior ragione, proprio per le particolarità del nostro paese, della strada difficile che la laicità ha dovuto e deve compiere giornalmente, si deve accogliere con favore la legge appena varata.

martedì 21 aprile 2015

"Mare nostro" di Erri De Luca


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Mare nostro 

Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell’isola e del mondo,
sia benedetto il tuo sale,
sia benedetto il tuo fondale.
Accoglie le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde,
i pescatori usciti nella notte,
le loro reti tra le tue creature,
che tornano al mattino con la pesca
dei naufraghi salvati.
Mare nostro che non sei nei cieli,
all’alba sei colore del frumento,
al tramonto dell’uva di vendemmia,
ti abbiamo seminato di annegati
più di qualunque età delle tempeste.
Tu sei più giusto della terraferma,
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le abbassi a tappeto.
Custodisci le vite, le vite cadute
come foglie sul viale,
fai da autunno per loro,
da carezza, da abbraccio e bacio in fronte
di madre e padre prima di partire.

venerdì 17 aprile 2015

Non si farà più il nuovo carcere di San Vito al Tagliamento

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É giunta ieri la notizia che il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria ha deciso che il nuovo carcere di San Vito al Tagliamento non si farà (qui, dal Messaggero Veneto) La ristrutturazione della ex caserma Dall’Armi di via Oberdan, avrebbe rappresentato la soluzione dell'annoso problema del carcere di Pordenone (nella foto), ospitato in un fatiscente castello medievale. Tra l'altro, la procedura era giunta già alla pubblicazione dell'esito della gara d'appalto. Il garante regionale dei diritti dei detenuti del Friuli Venezia Giulia, Pino Roveredo, già il mese scorso, incontrando una Commissione del Consiglio regionale, era stato buon (si fa per dire) profeta, quando aveva affermato che «la nostra vergogna è il carcere di Pordenone, che continuerà a esistere perché il progetto del carcere di San Vito è bloccato». Il garante aveva individuato nell'invivibilità dell'edificio e nella mancanza del sostegno psicologico le carenze principali del carcere pordenonese (qui dal Messaggero Veneto). 

La scomparsa di Giuseppe Zigaina

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É scomparso ieri a Palmanova,  all'età di novantuno anni, Giuseppe Zigaina, uno dei più grandi pittori italiani (qui dal Messaggero Veneto). Villa Manin di Passariano (Codroipo-Udine), gli aveva dedicato nel 2009 una mostra, curata da Marco Goldin,  che raccoglieva centoventi opere del periodo dal 1942 al 2009 (qui). 

martedì 14 aprile 2015

A Pordenone, le meraviglie del Beethoven della "Hammerklavier"

É stata una intensa conferenza-concerto, quella che questa sera il pianista Massimiliano Génot ha regalato al Ridotto del Teatro Verdi di Pordenone, incentrata sulla Sonata per pianoforte n. 29 in si bemolle maggiore, op. 106, "Hammerklavier", di Ludwig van Beethoven (qui, una "guida all'ascolto" del critico Giorgio Pestelli). Qui sotto propongo il quarto movimento: Largo - Allegro risoluto, nell'interpretazione di Glenn Gould:



giovedì 9 aprile 2015

G8 Genova 2001: la responsabilità morale di De Gennaro

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Gianni De Gennaro, l'uomo che era al vertice della Polizia di Stato durante il G8 di Genova nel 2001, è stato assolto dalle accuse che lambivano la gestione dell'ordine pubblico in quell'occasione, e quindi - questo il senso delle dichiarazioni del presidente del Consiglio Renzi, quando dice che non si nutrono dubbi sulla sua "qualità e competenza" - può rimanere al suo posto di presidente di Finmeccanica, "nonostante" (virgolette mie) la sentenza della Corte di Strasburgo (a Genova, nel 2001, "fu tortura"). A rafforzare il parere del presidente del Consiglio, quello del presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, che ha dichiarato che «Gianni De Gennaro è stato indagato e assolto. L’assoluzione conta pure qualcosa, quindi non può pagare le responsabilità complessive di una macchina intera» (qui da Il Fatto Quotidiano). Ma il presidente del Partito democratico, Matteo Orfini, sul caso De Gennaro, tra ieri e oggi non le ha mandate a dire (via twitter, qui):

Ieri ha scritto: 
«Lo dissi quando fu nominato e lo ripeto oggi dopo la sentenza. Trovo vergognoso che De Gennaro sia presidente di Finmeccanica.»,

e oggi ha ribadito: 
«Resto della mia idea: il cambiamento che il Pd sta promuovendo nel paese non dovrebbe fermarsi di fronte alla porta dei soliti noti

In maniera più sfumata rispetto ad Orfini, la vice-segretaria dello stesso partito, Debora Serracchiani, ha dichiarato ieri che «se De Gennaro ne deve rispondere, lo valuterà in coscienza. Penso anche che le persone che ricoprono ruoli importanti della società debbano tener conto anche delle proprie responsabilità morali» (qui dalle dichiarazioni rese a Otto e mezzo - La 7 - riprese dall'agenzia Agi).

Il Movimento 5 Stelle e Sel chiedono compattamente le dimissioni di De Gennaro, aggiungendo, il primo, quelle di Giorgio Napolitano dal Senato: «Chi ha avallato la scelta, come Napolitano, non dovrebbe essere chiamato a giustificarla e magari lasciare l'incarico di senatore?» (qui)

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A mio parere, le dimissioni De Gennaro da presidente dall'azienda di Stato, Finmecanica, sarebbero la giusta presa d'atto della propria responsabilità morale nei fatti di Genova del 2001, anche se la sua fedina penale non ne è risultata macchiata. Nessuna norma di legge gliele impone, così come nessuna norma obbligava il ministro Lupi alle dimissioni da ministro per i suoi rapporti poco "opportuni" con un dirigente del ministero, ora indagato. L'opinione pubblica ha accolto, però, quelle dimissioni come la sanzione di un comportamento che strideva con lo svolgimento delle funzioni di ministro da parte di Lupi, e tutti in Parlamento, anche l'opposizione, hanno apprezzato quel gesto. Per Gianni De Gennaro dovrebbe valere lo stesso ragionamento, con l'aggiunta che a Genova, nel 2001, venne sparso del sangue a seguito dei maltrattamenti, operati da uomini in divisa, di persone inermi.  La decisione spetta solo a De Gennaro, che potrebbe essere "aiutato" da un'eventuale "persuasione morale" proveniente dall'alto di qualche palazzo romano. Gianni De Gennaro, classe 1948, ha avuto molte soddisfazioni professionali nel corso di una lunga carriera nello Stato: è stato capo della Polizia, poi capo del Dipartimento che coordina i Servizi d'informazione, quindi sottosegretario con delega per i Servizi d'informazione, fino all'attuale presidenza di Finmeccanica, navigando (ottimamente) tra alterne maggioranze di governo. Un passo indietro nulla toglierebbe, anzi aggiungerebbe dignità, al suo curriculum.  

Un'ultima annotazione: la stima che circonda, giustamente, il presidente dell'Anticorruzione, Raffaele Cantone, non deve comunque portare ad avallare tutte le sue dichiarazioni, come quelle pronunciate, secondo me, sul caso De Gennaro. 


mercoledì 8 aprile 2015

Il senatore Manconi sull'iter del disegno di legge che vuole introdurre il reato di tortura

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Sull'iter del disegno di legge che vuole introdurre il reato di tortura, dopo la grave sentenza emessa ieri dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, riferita ai maltrattamenti subiti da un cittadino italiano nel corso dell'irruzione alla caserma Diaz durante il G8 di Genova nel 2001 (qui), segnalo il parere del senatore del Pd Luigi Manconi, presidente della Commissione diritti dell'uomo del Senato (qui), intervistato da Radio radicale. 

lunedì 6 aprile 2015

Il presidente del Movimento dei Finanzieri Democratici, Lorusso, commenta il caso Adinolfi

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Sul caso del generale della Guardia di Finanza, Michele Adinolfi, pubblico di seguito un commento del presidente del Movimento dei Finanzieri democratici, Lorenzo Lorusso (nella foto):


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In merito all’intervista pubblicata dal quotidiano La Repubblica, e riguardante Michele Adinolfi, vorrei fare alcune osservazioni e puntualizzazioni.

La prima cosa che il cittadino qualunque nota è l’enorme spazio che un grande quotidiano nazionale dedica ad uno dei tantissimi ufficiali della Guardia di Finanza, un privilegio concesso a pochi intimi quello di potersi difendere e contrattaccare dalle pagine di uno dei più famosi giornali del Paese, per tutti gli altri italiani le cose funzionano diversamente.
 
L’altro privilegio di cui ha goduto (e pare continua a godere) Adinolfi mi pare sia quello di avere un filo diretto con il presidente del Consiglio e la porta principale del PD sempre aperta per lui. Ma le Forze di Polizia, non dovevano essere estranee – per legge – alla politica partitica? Ci sono stati, se ben ricordo, in un recente passato, dei semplici finanzieri che per avere seguito qualche comizio elettorale o avere espresso pubblicamente simpatie politiche sono stati sanzionati disciplinarmente. Come mai, allora, vi è un diverso trattamento per Adinolfi? Come mai lui può avere rapporti stretti anche con Matteo Renzi pur non essendo al vertice del Corpo?
 
Riguardo alla vicenda giudiziaria in sé, non avendo visto gli atti, non mi pronuncio, lascio che sia la magistratura ad effettuare le valutazioni di sua competenza. Mi pare, tra l'altro, che la magistratura propenda per l'archiviazione del caso.
 
Per quanto concerne, invece, tutte le altre numerose vicende che hanno coinvolto, dallo scandalo dei petroli in poi, generali e colonnelli, credo che il Governo debba rivedere completamente la struttura della Guardia di Finanza, trasformandola in una più moderna ed efficiente polizia economico-finanziaria, secondo i parametri europei. Un solo corpo di polizia con ben 104 generali in organico non ce l'hanno neppure negli Stati Uniti, è uno spreco che il nostro Paese non può permettersi. Tenendo anche conto che questi alti ufficiali della Guardia di Finanza sono dei privilegiati, che godono di quei benefit che ora stanno togliendo pure - e giustamente - ai parlamentari.
 
In un’ottica di spending review, anziché aumentare l’IVA o effettuare la stretta sulle pensioncine di invalidità, fossi al posto di Renzi guarderei seriamente all’ipotesi di ridurre l’organico dei generali e dei colonnelli della Guardia di Finanza e degli altri corpi (o armi) con struttura militare, il risparmio sarebbe sicuramente superiore.

Lorenzo Lorusso - presidente dei Finanzieri Democratici

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domenica 5 aprile 2015

Inchiesta Cpl Concordia: il generale della Guardia di Finanza Adinolfi parla a "Repubblica"

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Su la Repubblica di oggi, il generale Michele Adinolfi affida ad un'intervista il suo punto di vista sull'inchiesta  giudiziaria della Procura di Napoli sul caso Cpl Concordia, che lo ha visto citato in alcune intercettazioni. Il generale respinge tutto quanto apparso in questi giorni sui media (ricordiamo, tra l'altro, che la Procura ha chiesto l'archiviazione della sua posizione, anche se gli stessi inquirenti parlano di una sua "sistematica e piuttosto inquietante ingerenza in scelte e vicende istituzionali ai più alti livelli"). Sulla rete di contatti intessuta dal generale, dal presidente del Consiglio Renzi, al sottosegretario Lotti, all'ad del Milan Galliani, all'allora consigliere politico del ministro Tremonti, Marco Milanese, la stessa viene fatta rientrare nei normali rapporti istituzionali o di amicizia stretti in relazione alla sede ove ha prestato servizio. Adinolfi conferma anche la frase intercettata che definiva come "troppo anticipata" la proroga del mandato del comandante generale Capolupo. Il generale ha risposto anche alla domanda se la Guardia di Finanza si possa definire, alla luce delle inchieste che hanno riguardato negli ultimi anni diversi suoi appartenenti, un "corpo sano". Per scoprire la risposta, e per leggere l'intera intervista di Dario Del Porto, cliccare qui. (dalla stessa intervista pubblicata oggi da Repubblica, è tratta la citazione: "sistematica e piuttosto inquietante ingerenza in scelte e vicende istituzionali ai più alti livelli", riportata all'inizio del post)

Per avere un ritratto del generale Michele Adinolfi, segnalo un articolo di Gabriella Colarusso tratto dal sito lettere43.it: "Michele Adinolfi, generale della Gdf tra guai e politica" (cliccare qui).


giovedì 2 aprile 2015

A Villa Manin di Passariano (Udine), in mostra l' "Avanguardia russa" fino al 28 giugno

 

A Villa Manin di Passariano di Codroipo (Udine), fino al 28 giugno, è visitabile la mostra "Avanguardia russa 1910/1930": oltre 300 opere della collezione di George Costakis, e le fotografie di Aleksandr Rodčenko (1891-1956). A latere della mostra, la proiezione di film originali usciti negli stessi anni.

Per i particolari, cliccare qui, dal sito villamanin.it.

In uno dei pannelli della mostra, sono riportate alcune frasi di Vladimir Majakovskij, pubblicate sulla rivista Kino-fot nel 1927:


"Per voi il Cinema è spettacolo.
Per me è quasi una concezione del mondo.
Il Cinema è portatore di movimento.
Il Cinema svecchia la letteratura.
Il Cinema demolisce l'estetica.
Il Cinema è audacia.
Il Cinema è un atleta.
Il Cinema è diffusione di idee"