«...la vita è un brivido che vola via/è tutt'un equilibrio sopra la follia...» (Sally, Vasco Rossi)

[Pinerolo] ...Vista dall’alto, posta com’è all’imboccatura di due bellissime valli, ai piedi delle Alpi Cozie, davanti a una pianura vastissima, seminata di centinaia di villaggi, che paiono isole bianche in un mare verde e immobile, è la città più bella del Piemonte [...].
(Edmondo De Amicis,"Alle porte d'Italia", Roma 1884)

giovedì 27 agosto 2015

Lorusso e Cerceo (Finanzieri democratici): "La Guardia di Finanza ha una gestione efficiente nel rapporto costi-benefici?"

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In merito ad un articolo di Anna Siggillino apparso sul periodico Polizia e Democrazia dell'aprile-maggio scorso (qui, un estratto dal sito del giornale), pubblico di seguito un commento di Vincenzo Cerceo e Lorenzo Lorusso (vedi anche il profilo facebook del Movimento dei Finanzieri democratici, qui):
 
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Guardia di Finanza: sarebbe questo il Corpo che funziona alla perfezione e che ci fa risparmiare denaro pubblico?
 
Sul numero 166, di aprile-maggio 2015, del mensile Polizia e Democrazia, leggiamo, con molto stupore, l’ampio servizio (ben 8 facciate corredate da varie immagini e schemini) di Anna Siggillino riguardante la Guardia di Finanza. L’opinionista, che nell’ambito dello scritto inserisce persino il suo curriculum vitae, a nostro parere, mette in risalto alcuni dati con una finalità ben precisa: quella di dimostrare l’economicità e l’efficienza del Corpo, giustificando così tutto l’operato del comando generale. Nello specifico emergono alcuni dati asseritamente statistici che sono alquanto opinabili ed incomprensibili per chi, in quel Corpo, ha prestato servizio per alcuni decenni. Uno in particolare ci ha fatto riflettere non poco: come è possibile che nel 2011 tutta la Guardia di Finanza costasse ai contribuenti, ovvero alla maggior parte di noi italiani, solo 422 milioni di euro? Se conteggiassimo esclusivamente gli stipendi lordi (stipendio, contributi pensionistici e assicurativi, fogli di missione e straordinari) dei 59.538 dipendenti del Corpo citati da Siggillino, già andremmo ben oltre quella cifra. Ma la somma è destinata a salire notevolmente se oltre ad aggiungere le spese sostenute per le strutture istituzionali (caserme, magazzini-depositi, officine, navi, aerei, elicotteri, canili, pullman, automobili, armi individuali e di reparto) sommiamo anche i costi dei cosiddetti alloggi di servizio alla carica, ovvero dei mega appartamenti, di svariate centinaia di metri quadri, concessi in comodato d’uso quasi gratuito agli ufficiali con incarichi di comando, su vastissime zone del territorio nazionale. Persino i parlamentari, considerata la crisi economica che stiamo attraversando, e forse per pudore, hanno rinunciato in toto a questi benefit. L’unica vera casta sopravvissuta ai tagli dovuti alla spending review è proprio quella dei militari di alto grado. Ma poi, se proprio di spending review vogliamo parlare, dobbiamo dire che l’Italia è l’unico stato europeo a possedere ben cinque corpi di polizia, l’unico paese al mondo ad avere una polizia economico-finanziaria con una struttura rigidamente militare e con un numero elevatissimo di personale, al quale va aggiunto quello civile dell'Agenzia delle Entrate e del MEF.


Sono svariati decenni che il comando generale fa propaganda a favore di una arcaica militarità messa in “pericolo” dai referendum promossi dai Radicali per smilitarizzare il Corpo e renderlo adeguato ai parametri europei di efficienza e razionalizzazione delle risorse. E’ anacronistico, infatti, che una polizia economico-finanziaria continui a svolgere servizi di ordine pubblico con scudi e manganelli o altri compiti demandati all’Esercito. Solo 1/3 del personale fa realmente la lotta all’evasione fiscale, il resto è adibito a servizi che molto poco hanno di istituzionale od a lavori interni di piantone e negli uffici. L’esasperato militarismo di cui si fregiano i vertici della Guardia di Finanza è servito a creare una struttura elefantiaca, con autisti, muratori, falegnami, piastrellisti, in alcune realtà anche cuochi, ma pochi agenti ed ufficiali di polizia tributaria. Da ciò ne deriva – e sono dati ufficiali sotto gli occhi di tutti – che l’evasione e l’elusione fiscale nel nostro Paese è da record, da guinness dei primati.


Considerato che Siggillino cita ad esempio il 2011 (governo Monti), diciamo subito che quell’anno, su circa 130 miliardi di evasione stimata, il recupero da parte della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate messe insieme ha rappresentato meno del 10% dell’evasione calcolata, ovvero si è attestato a 12,7 miliardi di euro. L’Italia detiene un altro record negativo rispetto al resto d’Europa, è il paese con una maggiore percentuale di frodi fiscali rispetto al PIL (prodotto interno lordo). Qualche anno prima del 2011 gli ispettori del Secit scrissero che, praticamente, la Guardia di Finanza costava di più rispetto a quello che riusciva a recuperare dall’evasione e dall’elusione. Del resto i 422 milioni di euro, di asseriti costi citati nell’articolo, sono appena sufficienti a pagare gli stipendi annuali dei 13.000 sovrintendenti (brigadieri e vicebrigadieri) presenti nella pianta organica. E tutto il resto del personale? I 104 generali lavorerebbero gratis per onore di patria? I conti non tornano, come del resto non torna affatto il discorso per il quale sarebbe necessario mantenere in organico ben 104 generali - di cui 10 di corpo d’armata, 25 di divisione e 69 di brigata - rispetto alla popolazione neppure gli Stati Uniti hanno tanti super stellati generali. Tremila ufficiali vuol dire un dirigente ogni 9 appuntati/finanzieri, con una evasione stimata che dal 2011 è passata dai 130 ai 150 miliardi di euro di oggi. Sarebbe questo il Corpo che funziona alla perfezione e che ci fa risparmiare denaro pubblico?
 

Dott. Vincenzo Cerceo - Colonnello della Guardia di Finanza in congedo
Lorenzo Lorusso – Presidente Nazionale del Movimento dei Finanzieri Democratici

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Per Fantinati (5 Stelle), "Comunione e Liberazione" uguale lobby di potere

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Nel suo discorso di martedì al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, Matteo Renzi aveva  - neanche tanto tra le righe, ma senza affondare il colpo - reso esplicita la sua non appartenenza al mondo di Cl parlando della sua militanza giovanile negli scout, e della "sensibilità" che quel meeting negli anni ha manifestato nei confronti di alcuni suoi predecessori a Palazzo Chigi (Andreotti e Berlusconi, peraltro mai nominati), ma il messaggio era comunque arrivato. Ieri è stata la volta di un deputato del Movimento 5 Stelle, Mattia Fantinati, invitato ad un dibattito sulla "sussidiarietà", e le diplomazie sono venute meno (il ruolo, rispetto a quello di un presidente del Consiglio, è oggettivamente diverso e il parlare potenzialmente più libero), e il tappo è saltato, quel tappo che impediva di far emergere un giudizio, che penso molti condividano, su Cl e la Compagnie delle Opere

Sono qui per denunciare come Comunione e Liberazione, la più potente lobby italiana, abbia trasformato l’esperienza spirituale morale, in un paravento di interessi personali, finalizzati sempre e comunque a denaro e potere. La politica deve essere laica, perché deve fare il bene comune, di tutti”. [...]  Negli anni avete generato un potere politico capace di influenzare sanità, scuole private cattoliche, università e appalti. Sempre dalla parte dei potenti, sempre dalla parte di chi comanda. Sempre in nome di Dio“.

Fantinati ha poi proseguito ricordando gli applausi del meeting ad Andreotti, Berlusconi e Formigoni, l'appoggio al “governo dell’inciucio” di Enrico Letta, e attaccando il premier Renzi venuto a Rimini per "ricevere la vostra benedizione baciando pantofole ed anelli: il presidente imbonitore e venditore di speranze” (qui da Il Fatto Quotidiano).

Per completezza, occorre anche dire che il giudizio critico su Comunione e Liberazione non è proprio nuovo (si veda, tra l'altro, il libro di Ferruccio Pinotti, "La lobby di Dio", Chiarelettere, 2010) , ma la sua esplicitazione in una sede di Cl, in un evento sotto la diretta attenzione dei media e non in uno sconosciuto convegno di periferia o in un saggio che non tutti hanno letto, hanno contribuito ad amplificare le parole dell'esponente grillino.

mercoledì 26 agosto 2015

Casarsa: un ciclo di incontri su Pasolini e Turoldo

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Pier Paolo Pasolini e David Maria Turoldo saranno i protagonisti di un ciclo di incontri che prenderanno il via giovedì 27 agosto a Casarsa, organizzati dall'associazione "Primavera 90" con la collaborazione di altri enti. Giovedì alle ore 21 verrà proiettato al Ridotto del Teatro Pasolini, il documentario "David Maria Turoldo: cronaca di un passaggio" di Paolo Garofalo, e verrà presentata la 22^ Pedalata Pasoliniana, che avrà luogo il 30 agosto con un itinerario che legherà i due luoghi di riferimento di Pasolini e Turoldo, Casarsa e Sedegliano (qui, dal sito del Centro Studi Pasolini di Casarsa). 

Nibali espulso alla Vuelta, ammette il suo errore

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Domenica scorsa, Vincenzo Nibali è stato espulso dal Giro di Spagna di ciclismo, per essersi "attaccato" alla vettura della sua squadra. Attardatosi a causa di una caduta, Nibali è stato inchiodato da un video. La giuria ha espresso il suo verdetto alcune ore dopo la conclusione della tappa (qui dal sito de La Gazzetta dello Sport, con le relative immagini). Nel suo profilo facebook, Nibali ha così commentato: 

«Quello che è successo oggi alla Vuelta succede in ogni gara ciò non deve dimostrare che non è sbagliato e devo restare impunito!!! La giusta punizione da scontare la dettano i giudici.» (qui per leggere l'intero post) 

Una dimostrazione del valore di un campione, che ammette il suo errore e ne accetta la sanzione. Una lezione che va oltre l'episodio in sé.

sabato 22 agosto 2015

Casamonica e la credibilità della politica

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 "Quando se ne va qualcuno soltanto Dio giudica, non la politica"
 
La frase è stata pronunciata da Luciano Casamonica, nipote del boss Vittorio (qui, da Rainews), a seguito delle polemiche seguite al funerale dello scandalo. Vittorio Casamonica, come ogni boss che si "rispetti", pare che avesse la fedina penale immacolata, ma le attività sue e del suo clan erano e sono note a tutti (non bisogna scavare granché: anche l'asettica enciclopedia online, wikipedia, ne conserva traccia, qui). Le parole di Luciano Casamonica sono, a mio parere, ancora più gravi della celebrazione pubblica e così esibita (per usare un eufemismo) delle esequie del noto zio: se anche l'esponente di un clan mafioso non considera la "politica" degna di pronunciarsi sulla figura di un capo clan, abbiamo la plastica conferma (se ce n'era bisogno) del livello al quale è sprofondata la credibilità della classe politica nel suo insieme (facendone le spese, purtroppo, anche la parte sana), perché "certa" politica quel clan deve averla praticata bene, ne deve aver conosciuto il prezzo per acquistarne i favori, correa nel malaffare. Una politica, una burocrazia (e anche una Chiesa), che quell'ultimo omaggio al boss non ha saputo negare.

Cerceo (Finanzieri Democratici), su di una vecchia ipotesi di passaggio di rubli verso l'Italia...

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Pubblico di seguito un contributo di Vincenzo Cerceo, tra i fondatori del Movimento dei Finanzieri Democratici:



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Guardia di Finanza - Antiche vicende


All’inizio degli anni Novanta, mentre quale Comandante del G.I.C.O. (Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata) del Friuli Venezia Giulia, conducevo col mio reparto a Trieste indagini su alcuni grossi traffici di vario genere provenienti dalla ex Unione Sovietica (materiale nucleare, armi ed altro) tra le carte sequestrate comparve anche un dato che, nel contesto dell’inchiesta, ebbe un ruolo marginale, soprattutto perché un trasferimento rapido del Comando Generale nei miei confronti mi impedì di condurre oltre le indagini. La cosa mi è tornata alla mente allorché ho avuto modo di leggere le memorie politiche dell’ex ministro Cirino Pomicino dal titolo “Geronimo – Strettamente riservato”, Editore Rizzoli, 2000.

Tra le nostre carte oggetto di indagini, infatti, risultava anche essere stata trattata, dall’ex URSS appunto, una grossa somma che, se la memoria non mi inganna, ammontava a cinque miliardi di rubli circa. Orbene, l’ex ministro Cirino Pomicino riporta colloqui da lui avuti col ministro degli interni di allora, Scotti, il quale, oltre a confermare il trasferimento di fondi nel nostro Paese da parte di agenti dei servizi segreti (ex KGB), parla anche di un incontro che, su questo argomento, il giudice Falcone avrebbe dovuto avere, qualche giorno dopo l’attentato che lo uccise, col magistrato moscovita Valentin Stepankov, il quale, da parte sua, in altra sede ha pienamente confermato tutto quanto qui sopra detto; dunque, il dato contenuto nella documentazione che noi a Trieste avevamo in esame, era esatto, anche se il Comando Generale giudicò, dal suo lato, le stesse carte inattendibili, tanto che, col mio trasferimento, fece terminare le indagini stesse. Forse, però, la cosa era troppo complessa, a livello politico sia interno che internazionale, per andare avanti, per questo non se ne fece nulla.
 
Vincenzo Cerceo
Col. (r) della G.d.F.
 
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martedì 18 agosto 2015

Arte senza confini, nominati sette direttori stranieri nei musei italiani

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(Mantova, Palazzo Ducale)

Sulla nomina di sette direttori stranieri di altrettanti musei italiani (se vogliamo essere precisi, non così tanto stranieri, se provenienti tutti da Paesi Ue), si sono incrociati oggi opinioni discordanti, tra le quali quelle di Phlippe Daverio (contrario, qui) e di Achille Bonito Oliva (favorevole,  qui) Per quello che conta il mio parere, penso che essendo un fenomeno, quello culturale, che non deve conoscere confini e appartenenze, non sia censurabile la scelta operata oggi dal Ministero dei Beni Culturali. Al proposito, mi viene anche da ricordare che da diversi anni un archeologo belga naturalizzato italiano, il professor Louis Godart, ricopre la funzione di Consigliere per la Conservazione del Patrimonio Artistico della presidenza della Repubblica.

sabato 15 agosto 2015

"Intermezzo" da "Cavalleria rusticana"

Da "Cavalleria rusticana" di Pietro Mascagni, "Intermezzo sinfonico" nella interpretazione della Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, diretta da Riccardo Muti (Festival di Ravenna, 1996), da youtube:







venerdì 14 agosto 2015

Riapre l'ambasciata Usa a Cuba

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Dopo 54 anni (per una coincidenza, gli anni di vita del presidente Obama), Usa e Cuba riallacciano le  relazioni diplomatiche, riapre l'ambasciata americana a L'Avana, a breve (repubblicani permettendo) verrà eliminato anche l'embargo economico verso l'isola: una conferma che il Premio Nobel per la Pace conseguito da Obama nel 2009 era tutt'altro che immeritato.

giovedì 13 agosto 2015

La denuncia di Franco Corleone (coordinatore nazionale garanti dei detenuti): "Il carcere di Pordenone fa schifo"

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«Il carcere di Pordenone fa schifo», non usa mezzi termini il garante dei diritti dei detenuti della Regione Toscana, coordinatore nazionale dei garanti ed ex sottosegretario alla Giustizia, Franco Corleone, intervistato da Enri  Lisetto per il Messaggero Veneto (9 agosto). Sovraffollamento: 68 detenuti per 34 posti, mancanza di un defibrillatore, una struttura invivibile da recuperare quantomeno per fini culturali, l'estrema urgenza della costruzione del nuovo carcere di San Vito al Tagliamento, e più in generale un servizio sanitario, ora passato sotto la competenza delle Regioni, da mettere sotto la lente d'ingrandimento (viene fatto l'esempio del carcere di Udine, ove le visite del Sert avvengono con periodicità settimanale) Questi i dati e le valutazioni di Corleone.

Sul caso della morte di Stefano Borriello, Corleone ha dichiarato: «Anche se la morte del giovane di Pordenone non dovesse risultare riconducibile a responsabilità precise, ci sono responsabilità oggettive. L'amministrazione deve decidere di fare il nuovo carcere, la Regione ha competenza sulla sanità interna».

Per leggere l'intero articolo, cliccare qui

Sulla vicenda, si attende ora un intervento del garante dei diritti dei detenuti del Friuli Venezia Giulia, Pino Roveredo.