lunedì 2 marzo 2009

E' accaduto a Gonars




Qualche sera fa ho assistito a Pordenone alla proiezione del film documentario, firmato da Alessandra Kersevan e da Stefano Raspa, dal titolo "The Gonars memorial. Gonars 1942-43: il simbolo della memoria italiana perduta" (Italia, 2005). Il film porta alla ribalta una pagina di storia sconosciuta ai più anche nello stesso Friuli Venezia Giulia e nei luoghi (Gonars e in parte Visco, nei pressi di Palmanova, in provincia di Udine), che ospitarono tra il 1942 e il 1943 un campo di concentramento fascista. In essi giunsero ad essere rinchiusi fino a circa 5000 civili di nazionalità slovena e croata, a seguito dell'occupazione della Jugoslavia. Il regime fascista intendeva realizzare così una "pulizia etnica", finalizzata a trasferire popolazioni italiane nei territori invasi di Istria e Dalmazia. A Gonars morirono quasi 500 civili. Il filmato riporta alcune testimonianze dei sopravvissuti e di testimoni del campo, oltre a inserti di ricostruzione storica.

Quella delle gravissime responsabilità del regime fascista e dell'Esercito italiano nella Seconda Guerra mondiale verso le popolazioni civili, è un capitolo che fatica a farsi strada, ed il clima attuale di revisionismo storico e di equiparazione tra partigiani e "repubblichini" fedeli a Mussolini, accentua il pericolo di oblio, anzi lo alimenta scientificamente. Per questa ragione è stato con piacere che ho incrociato diversi volti di ragazzi alla proiezione di Pordenone, i più esposti in questa indegna campagna.
Per maggiori informazioni rinvio al sito creato nell'ambito del progetto "The Gonars memorial", voluto dal Comune di Gonars e finanziato dall'Unione Europea.

E proprio da questo sito riporto lo stralcio di una lettera inviata il 27 dicembre 1942 dal campo di Gonars da una internata di nazionalità croata:

“...Inutile che ti scriva come ci troviamo qui a Gonars, lo puoi comprendere da solo; perché, scrivendoti, non lo crederesti, specialmente ora che ci siamo trasferiti un po’ più vicino. Purtroppo la situazione è peggiorata; non sappiamo come ci potremo sistemare e sostenere più oltre. Qui c’è una forte mortalità di bambini e di vecchi, e presto avverrà che anche i giovani dovranno perire, poiché siamo nelle baracche, senza stufa, con un freddo intenso. Vorrei descriverti meglio, ma preferisco tacere. Non riceviamo nemmeno la posta...”

Il disegno riportato in apertura di post è opera di un internato del campo di Gonars ed è stato tratto dal sito internet del "progetto Gonars".

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