giovedì 16 aprile 2009

Ruini docet


Sappiamo che il referendum abrogativo è un istituto di democrazia diretta previsto dalla nostra Costituzione. Costituisce la cosiddetta "seconda" scheda, che si aggiunge a quella per l'elezione degli organi rappresentativi. Sul referendum in materia elettorale di prossima celebrazione e sul quale tanto si sta discutendo in questi giorni, sono state raccolte le firme di cittadini previste, passate al vaglio di legittimità della Corte di Cassazione, i quesiti a quello di ammissibilità della Corte Costituzionale. La legge elettorale che risulterebbe in caso di vittoria dei "sì" all'abrogazione delle norme in questione, darebbe una forte spinta alla nascita di un sistema politico bipartitico. Un partito di governo, la Lega Nord, lo vede come fumo negli occhi: per esso significherebbe il suo indebolimento irreversibile. Conseguenza? Far votare gli italiani in una domenica che non ne porterebbe molti alle urne. Uno strumento di espressione della volontà dei cittadini, sacrificato sull'altare della convenienza di una parte, alla faccia del rispetto proclamato - a questo punto solo a parole - per la sovranità popolare. E' la "dottrina Ruini" che ritorna, quella di affondare una consultazione non combattendo onestamente nelle urne, ma creando le condizioni per farla saltare. Che cosa ne pensa - il "popolo padano" - dello scippo che si sta consumando?

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