
La "rappresentanza militare", nel gergo giornalistico il "sindacato con le stellette", non ha niente a che fare con un sindacato. Si tratta di un organismo previsto a livello locale, intermedio e centrale per ogni tipo di Forza armata o Corpo di Polizia ad ordinamento militare (come la Guardia di Finanza). I meccanismi di elezione sono sia diretti sia indiretti. Il presidente dei consigli ai vari livelli non viene eletto dai delegati, ma è il militare con il grado più elevato. La rappresentanza militare non ha ancora una piena capacità contrattuale, soprattutto perché non ha alcuna autonomia dagli Stati maggiori. I militari italiani non godono di alcun diritto di associazione sindacale, come è invece riconosciuto in diversi Paesi europei.
La relazione annuale redatta nel 1995 dal Parlamento europeo sul rispetto dei diritti umanitari nell'Unione europea, si è occupata della questione con queste parole:
“Il Parlamento Europeo … sollecita ancora una volta gli Stati Membri, e tutti i paesi interessati ad unirsi, ad introdurre regole che riconoscano il diritto di associazione delle Forze Armate sia per gli arruolati sia per il personale regolarmente in servizio;… sostiene l’attività di alcuni Stati Membri che hanno eletto rappresentanti speciali, il cui compito è di assicurare che i diritti umani siano rispettati nelle Forze Armate, e propone che sia dato mandato alla Ombudsman europea".
Un ennesimo "ritardo italiano".
Una lettera pubblicata sul sito del Movimento dei finanzieri democratici, svela come, oltre a problematiche di tipo generale come quelle citate sopra, ve ne siano altre, come definirle, un po' più prosaiche.













