1. Il disegno di legge che introdurrebbe il cosiddetto
'processo breve' è l'ultimo esempio di un diritto piegato alle esigenze del presidente del consiglio in carica. Non mi sembra di aver detto una cosa tanto originale. Il problema che voglio porre è il seguente: quanto tempo dovremmo attendere perché il disprezzo dello Stato di diritto da parte della destra governante cominci a diventare 'senso comune'? Se guardiamo alle settanta mila firme raccolte fino ad ora dal sito di
Repubblica sull'
appello di Roberto Saviano, dovremmo dire che qualcosa si stia muovendo. Se pensiamo, però, che i firmatari degli appelli
online non rappresentino la 'pancia' del paese, ma, come spesso accade, una sua
élite, non si può essere tanto ottimisti. Il controllo della comunicazione pubblica e privata da parte della destra costituisce un forte baluardo al formarsi di una libera opinione pubblica. Il rischio è che a denunciare lo stato di cose esistenti rimangano sempre gli stessi. Il rischio è che prima o poi anche una parte di costoro si rifugino nel silenzio, vista l'inutilità delle denunce. Il rischio è quello della stanchezza di fronte ad uno stato di cose che non cambia.
2. In merito, poi, agli 'effetti collaterali' della riforma del 'processo breve', riporto alcune considerazioni dell'avvocato
Ezio Bonanni di Latina - più volte citato da questo blog - grazie alla segnalazione di Fedele Boffoli:
«Il disegno di Legge non è condivisibile, poiché, nell'accorciare i tempi di prescrizione a due anni, per ciascun grado di giudizio, determinerebbe la impossibilità di condanna per i responsabili di gravi reati; tra i quali gli imputati nei processi per le morti da amianto, che richiedono, anche per il gran numero di cittadini deceduti, complessi accertamenti (nella impossibilità di utilizzare il materiale delle indagini preliminari). Lo Stato abdicherebbe [...] alla sua funzione di tutore della legalità e garante della giustizia, che presuppone il carattere retributivo ma soprattutto dissuasivo della pena [...]. Questi tempi di prescrizione renderebbero impossibile poter portare alla celebrazione del processo Eternit, di quello Fibronit, e di tutti gli altri: impunità per coloro che si sono resi responsabili di migliaia di morti, e niente giustizia per migliaia di vittime, molte delle quali vedove ed orfani. Per questi motivi, ci sarebbe la possibilità di un immediato ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo. [...]»