
Sconfitta dopo sconfitta,
Massimo D'Alema sta punteggiando la propria carriera politica.
1) Presidente della commissione bicamerale per le riforme istituzionali nel 1997/98, riesce nel capolavoro di fallire nel tentativo di passare alla storia come “padre della patria” e di attirarsi le critiche di “intelligenza” con Berlusconi.
2) Aprile 2000: presidente del Consiglio da un anno e mezzo si gioca tutto sull’esito delle elezioni regionali: la vittoria del centro-sinistra avrebbe significato la propria candidatura a premier alle elezioni politiche del 2001. Vince però il centro-destra e D’Alema, correttamente e caso più unico che raro, si dimette. Passerà a fare il presidente dei
Ds (carica appositamente creata per lui).
3) Nel 2006 il centro-sinistra vince le elezioni politiche per un’incollatura. Gli allora
Ds candidano D’Alema alla presidenza della Camera. Bertinotti gli si mette di traverso e il Nostro, per ragioni di "coesione della maggioranza", rinuncia.
4) Sempre nel 2006, il Parlamento deve eleggere il nuovo Capo dello Stato. Il centro-sinistra propone ancora lui, D’Alema, ma il centro-destra non è d’accordo. Quando si capisce che il nuovo Presidente verrà eletto con i soli voti della maggioranza prodiana, “Massimo”, per “senso delle istituzioni”, si fa da parte spianando la strada alla elezione di Napolitano, senatore a vita e portatore di un profilo più istituzionale. Non resta che l’ingresso nel secondo governo Prodi come suo vice e ministro degli Esteri.
5) 2009: i governi europei devono nominare il “ministro degli Esteri” della
Ue. D’Alema è tra i candidati più accreditati. Gli inglesi sembrano passare la mano, i polacchi avanzano dubbi poi fugati, così sembra che “Massimo” debba davvero spuntarla. Spunta invece un’anonima esponente del
Labour britannico, nel nome dell’affermazione del peso politico dei singoli Stati.
6) 2010: nell’intento di fare della sua regione d’origine, la Puglia, il laboratorio di una futura alleanza strategica con l’
Udc di Casini, blocca la candidatura naturale del presidente uscente, Vendola, proponendo l’economista Boccia. La testardaggine di Vendola lo costringe alle primarie. La maggioranza degli elettori del centro-sinistra, e tra questi molti iscritti e simpatizzanti del
Pd, candida Vendola.
Le sconfitte, per un uomo politico, sono da mettere nel conto, fanno parte del gioco. Parlando di Massimo D’Alema, un politico che ha un alto concetto della propria intelligenza e sapienza strategica (si ricorda il siluro a Prodi nel 1998), le sconfitte (non poche) hanno un peso specifico maggiore.