
Un po' in ritardo, ma vorrei parlare del 25 aprile, a partire dalle parole pronunciate dal presidente Napolitano alla Scala di Milano, il suo unire l'antifascismo resistenziale al senso di una ritrovata unità nazionale di un paese diviso dalla "linea gotica", il ricordo emozionato di Sandro Pertini, un padre della patria scomparso vent'anni fa e non ricordato come meriterebbe. Napolitano ne ha rammentato l'apporto alla lotta di Liberazione, il suo peregrinare da una parte all'altra dell'Italia per seguire il "fuoco" della lotta, il suo mettere a rischio la vita fino alla condanna a morte - insieme con un altro futuro Capo dello Stato, Giuseppe Saragat - decretata dal comando nazista nella Roma occupata, la sottrazione a questo tragico destino con la fuga dal carcere di Regina coeli organizzata dal futuro presidente della Corte Costituzionale, Giuliano Vassalli. Pertini, Saragat, Vassalli, uomini che davvero sembrano appartenere ad un tempo che non è il più il nostro.




