sabato 12 febbraio 2011

In mutande, ma incazzati

La settimana non era iniziata per niente bene, ma sta finendo peggio. Mi riferisco alla polemica imbastita dal direttore de Il Foglio, Giuliano Ferrara, riguardo alla manifestazione organizzata sabato 5 febbraio a Milano da Libertà e giustizia, dal titolo "Dimettiti. Per un'Italia libera e giusta". Intendiamoci, la polemica in sé è sempre salutare, e l'intelligenza di Giuliano Ferrara poteva far presagire uno stile diverso nel suo argomentare. Così, purtroppo, non è stato. Sul Foglio di lunedì 7, Ferrara se l'è presa con l'ex presidente della Corte Costituzionale, Gustavo_Zagrebelsky, intervenuto a Milano. Il bersaglio (legittimo) di Ferrara è quel filone culturale che va sotto il nome di "azionismo torinese", personificato oggi da Zagrebelsky, che ha fatto dell'intransigenza morale la sua cifra assoluta, e che può vantare una tradizione che parte da Piero Gobetti e i fratelli Rosselli e si dipana con Norberto Bobbio, Alessandro Galante Garrone, Vittorio Foa e altri. Ma l' "elefantino" non si è limitato al merito, è andato sul piano personale con queste parole: «E che orrore la fosca antropologia di Zagrebelsky, una caricatura lagnosa, saccente, falsamente mite e professorale, la voce chioccia e la perfidia negli occhi », e più in là, sempre riferendosi al giurista torinese  «il timbro vocale, dalla tonalità e dall'inflessione piccolo dialettale [...] che in fondo in fondo preferisco la banda Cavallero»: un modo di attaccare l'avversario che può ricordare quello in uso in una dittatura. Su la Repubblica dell'8 febbraio è intervenuto, in replica, il direttore Ezio Mauro, evidenziando come sia emblematico del momento che si sta vivendo, l'attacco "ferrariano" ad una tradizione politica (quella azionista) -  sostanzialmente minoritaria e organizzata in partito solo fino al 1947 - "pericolosa"  perché caratterizzata dal richiamo della coerenza morale dell'agire politico. Sul Foglio del 9 febbraio, la contro-replica di Ferrara: chiede scusa per i toni, anche se per il direttore del Foglio conseguenti alla virulenza degli attacchi del Palasharp,confermando, invece, la sostanza della sua posizione, il tutto condito con un excursus del suo passato comunista proprio a Torino. L'epilogo di tutto questo è stata la manifestazione odierna dei cosiddetti "foglianti" in un teatro milanese, dal titolo "In mutande , ma vivi", con l'intento di giustificare il comportamento privato del "Cav" (così come lo chiama Ferrara) con l'adesione ai principi  liberali. Che l'art.54 della Costituzione affermi che "I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore", per questi signori, è solo un dettaglio.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Una manifestazione condotta dal pulpito di un comunista fortunatamente mancato, travestito da intellettuale, cosi presuntuoso da tentare un passo più lungo della sua piccola gamba e senza essere visibilmente abbastanza ferrato in materia, prova a commentare Kant, nel mediocre tentativo di deridere Umberto Eco un intellettuale vero che – fortunatamente a suo esclusivo dire – del filosofo tedesco non avrebbe capito nulla. Questa pietosa rappresentazione nel corso di una manifestazione, che tollera ovviamente la presenza di un cartello che recita: “Santoro, Travaglio, Lerner, Fazio, Floris pezzi di merda” – esprimendo in questo caso la propria autentica cultura facile a capirsi – che offendendo la libertà di stampa e di pensiero – (anche con offese da regime di terzo mondo indirizzate a Corrado Formigli) – si avvale della legittima presenza dello stesso ministro della Repubblica che tutta l’Italia ha già visto e sentito insultare pubblicamente lo studente di Scienze Politiche Luca Cafagna intervenuto alla trasmissione Annozero del 16 dicembre per esprimere le proprie idee, tutto questo non è un casuale incidente prodotto da una casuale imprevedibile tensione, ma una anacronistica inquietante realtà che non ha bisogno di ulteriori commenti, ma soltanto di elementari riflessioni, infatti, se al governo così piace e “serve” – con le virgolette e senza le virgolette – tutto questo, non è un brutto sogno, questo signore potrebbe trovare un seguito di persone fragili con identiche vedute culturali e con identico intelletto fatto di quella trasparente prepotenza, di cui la storia è dolorosamente ricca, riflettiamo!.
FRANCESCO BUFFA DESIGNER

Gaetano Toro ha detto...

Aggiungo alle parole di Francesco che condivido in pieno, che, digitando su Google le parole "il fascista", il secondo suggerimento fornito dal motore di ricerca è proprio "il fascista la Russa".