sabato 16 aprile 2011

Una speranza dalla sentenza Thyssenkrupp

Il procuratore di Torino, Raffaele Guariniello, ha commentato così la sentenza di condanna per omicidio volontario a carico dell'amministratore delegato della Thyssenkrupp per il rogo del 6 dicembre 2007 (da Il manifesto): 

«È il salto più grande di sempre in tutta la giurisprudenza in materia di incidenti sul lavoro. Deve fare sperare i lavoratori e far pensare gli imprenditori. Tutte le nostre richieste sono state accolte, ma una condanna non è mai né una vittoria né una festa. Se si potessero evitare questi processi sarebbe meglio». 

Una sentenza, anche se di primo grado e in attesa, quindi, delle conferme nei successivi gradi di giudizio, che  ci ricorda una cosa semplicissima e, per questo, rivoluzionaria: che il profitto non è tutto e che ad esso non si possono sacrificare le vite umane. Uno squarcio di luce nell'era del diritto piegato alle esigenze del potente di turno.

1 commenti:

Lorenzo Lorusso ha detto...

Il mio auspicio è quello che possa essere utilizzato lo stesso metro di misura, le medesime considerazioni giuridiche, anche per le vittime dell'amianto.
Ho sempre visto un parallelismo tra le morti della Thissenkrupp e quelle dovute all'esposizione e/o alla manipolazione dell'amianto.
Nello specifico, per quanto concerne la Guardia di Finanza, gli ufficiali non potevano non sapere che dentro alcune caserme vi fosse l'amianto. Ora, per i morti, per alcuni morti, fanno persino difficoltà a riconoscere loro la causa di servizio, un procedimento che avrebbero dovuto avviare d'ufficio.
Sono indignato per quello che è successo in tema di amianto, ovvero per quanto attiene alla salute dei lavoratori in divisa.
Colgo l'occasione per ringraziare pubblicamente l'amico Gaetano e tutti quei parlamentari che ci hanno appoggiato con le loro interrogazioni ai vari ministri.