Considerare equa la manovra Monti risulta difficile, basta guardare alla riforma delle pensioni, al blocco dell'adeguamento al costo della vita delle stesse pensioni poco sopra i novecento euro, all'aumento dell'addizionale regionale Irpef, al prossimo aumento (nel 2012) di due punti dell'Iva, alla tracciabilità abbassata "solo" da 2500 a 1000 euro. In particolare, le misure fiscali colpiscono in misura maggiore i redditi bassi (trattandosi di aliquote uguali per tutti), mentre non si è messo mano alle aliquote Irpef dei redditi che superano i 75 mila euro, con la motivazione che si tratta dei "soliti noti", vale a dire di contribuenti fedeli nei confronti del fisco (questo può essere ed è anche vero, si tratta comunque di cittadini che dimostrano una capacità contributiva superiore a quella dei pensionati che, superando di poco i novecento euro mensili, subiranno di fatto una decurtazione del loro assegno). Ma la vera questione non toccata dal governo Monti è quella della mancata introduzione di una imposta patrimoniale di carattere strutturale, non potendo considerare tale il contributo richiesto ai possessori di alcuni beni di lusso. Qui penso che abbia giocato in maniera rilevante il veto imposto dal Pdl, mentre, dall'altra parte, il Pd non è stato capace di fare altrettanto, ma questo per una ragione molto semplice: il governo Monti esprime, al di là della sua composizione formalmente "tecnica", una visione politico-sociale più vicina al centro-destra che al centro-sinistra (e il complesso delle misure approvate, a mio parere, lo conferma).
1 commenti:
Per quanto concerne il governo Monti mi sento di affermare che è sicuramente uno dei peggiori del dopoguerra. Definire solo iniqui i provvedimenti di Monti è un eufemismo, direi che la sua manovra è scandalosamente incostituzionale poichè sottrae diritti acquisiti e maturati quali, per esempio, l'indennità integrativa speciale, ovvero la contingenza, volta a recuperare solo in parte l'inflazione galloppante. I partiti, PDL-PD, fanno solo finta di opporsi a questi provvedimenti governativi, in realtà hanno favorito la nomina di Monti e dei banchieri del suo governo proprio per fargli fare il cosiddetto "lavoro sporco" nei confronti dei lavoratori. Il fatto che questo governo piaccia alla Confindustria, ai banchieri ed agli speculatori di Borsa dovrebbe creare più di un sospetto. La prova del nove della complicità di Bersani (PD) e di Alfano (neo segretario PdL) con la impopolare manovra "lacrime e sangue" sarà la prossima votazione in Parlamento: qualora i due più grandi partiti italiani dovessero accordare la fiducia a questo governo equivarrebbe ad un atto di evidente complicità. I privilegi di colonnelli e generali, così come quelli dei consiglieri regionali, rimangono immutati, nessuno ha avuto il coraggio di scalfirli. Intanto, nel FVG già martoriato dalla politica di Enzo Tondo,, arriveranno da Roma 180 milioni di euro in meno.
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