venerdì 25 marzo 2011

L'uomo Francesco d'Assisi

La storica Chiara_Frugoni ha parlato della figura di Francesco d'Assisi in un incontro pubblico tenutosi ieri sera a Pordenone, organizzato dall'associazione Aladura. San Francesco è stato restituito alla sua essenza di uomo che fece del Vangelo la sua stella polare, una scelta che riuscì persino a mettere in difficoltà la Chiesa dell'epoca, se la prima proposta di Regola francescana venne approvata dal papa Innocenzo_III solo verbalmente (1209). Un riferimento al Vangelo nella sua radicalità, un richiamo continuo alla pace in una società permeata dalla violenza e dalla guerra, una vicinanza agli "ultimi" fino a vivere a fianco di costoro assumendone il destino, l'uso della lingua volgare nella predicazione, il riconoscimento della dignità femminile nell'apertura a Chiara d'Assisi, il dialogo con i musulmani contrapposto alle Crociate, il tutto sentendosi sempre - da parte di Francesco - parte di quella stessa Chiesa che stava andando dalla parte opposta a quella da lui indicata.

martedì 22 marzo 2011

Friuli Venezia Giulia: deroghe "lunghe" alla normativa amianto approfittando dell'emergenza

L'interpellanza n. 286  in consiglio regionale è stata presentata il 22 novembre 2010. Da allora i consiglieri dell'Italia dei Valori Alessandro Corazza ed Enio Agnola non hanno ricevuto alcuna risposta dalla giunta (così risulta dal sito della Regione). Il tema è quello dell'ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri nr. 3894 del 20 agosto 2010, emessa a seguito della tromba d’aria che il 23 luglio 2010 ha colpito 28 comuni della Regione Friuli Venezia Giulia. Tale provvedimento, valido fino al 31 luglio 2011, prevede che il commissario delegato per il superamento dell'emergenza sia autorizzato a derogare alle disposizioni contenute nella legge 27 marzo 1992, n. 257 riguardante “norme relative alla cessazione dell’impiego di amianto”, nonché deroghe al Testo unico sulla salute e sulla sicurezza sul lavoro (D.Lgs nr. 81/2008). I consiglieri Corazza e Agnola mettono in evidenza come "la ratio che sottende allo stato d’emergenza proclamato dall’ordinanza 3894 è quella di accelerare le procedure per lo smaltimento delle scorie di eternit, ma che queste non devono in alcun modo compromettere la salute dei cittadini, tutelata dall’Art. 32 della Costituzione". Tenuto conto del lasso temporale  in cui potranno essere fatte valere le deroghe, gli interroganti denunciano che il Friuli Venezia Giulia possa diventare "un luogo dove poter smaltire l’amianto e i rifiuti pericolosi in deroga alla legge",  rappresentando questo  "un fatto gravissimo perché implica il rischio di una corsa allo smaltimento facile e quindi meno oneroso in Friuli Venezia Giulia, disattendendo importanti garanzie in materia di tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini e dei lavoratori". (Interrogazione segnalata da Lorenzo Lorusso).

Amianto e lavoratori marittimi: un chiarimento del ministro della Salute

Sul problema del riconoscimento dei benefici previdenziali (art. 13 - 8° comma - legge n. 257/1992) conseguenti all'esposizione alla fibra d'amianto dei lavoratori impiegati nella marina mercantile, è intervenuto un chiarimento del ministro della Salute, Ferruccio Fazio, sollecitato dall'interrogazione parlamentare del deputato Antonio Borghesi (Italia dei Valori), la nr. 4-06573. Per i marittimi, come si legge nella risposta del ministro, "in considerazione della peculiare natura di tale rapporto di lavoro, la direttiva ministeriale del 14 luglio del 2009, al fine di consentire l'avvio del procedimento di accertamento e certificazione dell'INAIL sull'esposizione all'amianto, ha attribuito alla Direzione provinciale del lavoro, in sostituzione del datore di lavoro, il potere di rilasciare il curriculum lavorativo all'interessato, nel caso in cui quest'ultimo sia impossibilitato a reperirlo. In particolare, la direzione provinciale del lavoro, ove non sia in possesso di un'altra documentazione utile ai fini dell'accertamento, provvede al rilascio di detto curriculum tramite validazione dell'estratto matricolare rilasciato dalla Capitaneria di porto, o del libretto di navigazione autenticato dalla medesima"


I testi integrali dell'interrogazione e della risposta possono essere letti qui. (Interrogazione segnalata da Lorenzo Lorusso).

lunedì 21 marzo 2011

Impresentabili

Da una parte: il passato coloniale dell'Italia in Libia, la tradizione dei rapporti tra i governi italiani succedutisi nel tempo e Gheddafi con il suo apice nel rapporto personale-affaristico di Berlusconi. Dall'altra parte: l'appartenenza dell'Italia ad una comunità internazionale che decide d'intervenire solo in determinati contesti lasciandone altri al loro triste destino, che fino a ieri ha venduto armi ad un regime dittatoriale per decidere ora di farla finita (con quel regime). Qualunque fosse stata la decisione del governo italiano, non sarebbe cambiata - come non è cambiata - l'immagine gregaria e impresentabile del nostro Paese, immortalata nella solitaria ascesa di Berlusconi alla scalinata dell'Eliseo nel vertice di sabato scorso a Parigi. Se c'è rimasto un po' di rispetto lo dobbiamo al Presidente della Repubblica.

giovedì 17 marzo 2011

Semplicemente italiani


Devo confessare che non pensavo che il 150° anniversario dell'Unità d'Italia mi avrebbe coinvolto tanto. Forse perché sono cose, quella della propria identità nazionale, che uno dà per scontate, o forse perché le quotidiane polemiche politiche finiscono per far dire, a volte: "Vorrei vivere in un altro Paese". Invece, questo anniversario mi ha portato a riflettere e a dire esplicitamente, forse per la prima volta, di essere orgoglioso di essere nato in Italia, nazione tra le nazioni. 

martedì 15 marzo 2011

Il fisco che vorremmo

E' notizia di oggi che l' "Agenzia delle Entrate" utilizzerà, come strumento di conoscenza di eventuali redditi nascosti alla tassazione, anche le notizie che potrebbero emergere dai cosiddetti social network, Facebook in testa. Lo stesso dirigente dell'Agenzia, Marco Di Capua, ha comunicato, nel corso dell'inaugurazione della nuova sede di Trieste, che gli stessi strumenti verranno utilizzati anche per instaurare un dialogo con i cittadini. E' l'auspicio di un fisco trasparente con i contribuenti e nello stesso tempo efficiente nella lotta all'evasione fiscale.

domenica 13 marzo 2011

Cees Nooteboom a Pordenone

Per un'ora abbondante, ieri pomeriggio al "Teatro Verdi" di Pordenone, lo scrittore olandese Cees Nooteboom ha intrattenuto il pubblico accorso per l'inaugurazione di Dedica festival. Sollecitato dal critico letterario Goffredo Fofi, Nooteboom ha parlato della sua passione per il viaggio (vive tra Olanda, Spagna e Germania) da cui prendono spunto le sue storie, del mestiere di scrittore, affrontato in totale libertà e senza predisporre, nell'accingersi alla scrittura di un romanzo, alcuno schema preventivo: per Nooteboom, attraverso la scrittura si mette ordine al caos della vita reale. Goffredo Fofi ha definito Nooteboom uno scrittore che non si limita a narrare ma che "riflette", in una parola, uno scrittore-filosofo. Non resta che conoscerlo più da vicino, leggendo un suo romanzo.

venerdì 11 marzo 2011

Amianto nelle caserme in Friuli Venezia Giulia: un aggiornamento dell'"Osservatorio Nazionale Amianto" Fvg

Ricevo da Lorenzo Lorusso, coordinatore per il Friuli Venezia Giulia dell'Osservatorio Nazionale Amianto, il seguente articolo di aggiornamento del dossier "amianto nelle caserme", dove si dice, tra l'altro, che la categoria dei dipendenti della Guardia di Finanza conta diciotto iscritti - ai quali si aggiunge la consorte di uno di loro - al Registro regionale ex esposti amianto, e  quattro deceduti: 


"Amianto, quel limite invalicabile delle caserme…

C’è sconcerto e preoccupazione tra i dipendenti della Guardia di Finanza del Friuli Venezia Giulia, una lunga serie di accessi agli atti amministrativi detenuti presso l’Azienda Sanitaria, il Genio Civile e il Comune di Trieste ha consentito ad alcuni volenterosi finanzieri di prendere visione di varie centinaia di pagine di documenti: planimetrie, analisi chimiche sofisticate e finalizzate a quantificare le fibre di amianto disperse nell’aria di alcune caserme durante le bonifiche, segnalazioni alla Procura della Repubblica poste in essere da parte dell’Azienda Sanitaria Triestina. Tutta questa documentazione – ottenuta legittimamente in base al combinato disposto della legge 7 agosto 1990 nr. 241 e del D.P.R. nr. 184 del 2006 – ha un unico comune denominatore, ci dice una sola cosa: molte caserme della nostra Regione erano piene di amianto di ogni genere, compatto e friabile. Non solo. Una vastissima zona del porto, dove per molti anni sono stati scaricati sacchi di amianto, è tutt’ora coperta da tettoie in eternit di pessima qualità e in stato di totale abbandono.
Dicevamo sopra che ci sono alcuni fascicoli presso la Procura che, ovviamente, riguardano coloro che si sono ammalati di mesotelioma della pleura o di altre patologie asbesto correlate. Il reato ipotizzato dalle varie procure italiane nell’ambito di fattispecie analoghe è quello di “Omicidio colposo plurimo oppure lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell'igiene e della salute sul lavoro”, contemplati dall’articolo 25-septies del D.Lgs. 231/2001.
Sappiamo per certo che ben 18 dipendenti della Guardia di Finanza, i quali operavano o continuano ad operare nel Friuli Venezia Giulia, ed anche la consorte di uno di loro, sono stati iscritti nel Registro Regionale degli Esposti a seguito di una valutazione tecnica operata dall’Azienda Sanitaria. Purtroppo almeno 4 operatori delle Fiamme Gialle – rientranti nelle categorie dei sottufficiali, graduati e finanzieri – sono già deceduti dopo lunghe e tormentate agonie. Sconcerta e amareggia apprendere che, ad una delle vedove che abbiamo avuto modo di incontrare recentemente, non molto tempo fa sia stato risposto in forma ufficiale dal Comando della Guardia di Finanza di Trieste più o meno così: “per ottenere il riconoscimento della causa di servizio di suo marito faccia la domanda”. Evidentemente questo ufficiale del Corpo ignora completamente che esiste un procedimento d’ufficio in questi casi e che proprio lui avrebbe dovuto adempiere a quest’obbligo. E’ avvilente pensare che una vedova, tra il dolore e le varie incombenze familiari, si debba preoccupare anche di inoltrare una istanza al Comando per vedersi riconosciuto quanto l’Amministrazione di suo marito già sa, ovvero un diritto sancito dalla legge.
Come si diceva, tra gli anni Settanta e fine anni Ottanta, transitavano dal porto di Trieste sacchi contenenti eternit frantumato, spesso mescolato a terriccio o ad altre sostanze che ne rendevano difficile l’identificazione, era il periodo in cui non tutti i sacchi riportavano la scritta - il logo con una “a” stilizzata – che ne identifica il contenuto, divenuta poi obbligatoria per tutti gli involucri contenenti amianto. I finanzieri che operavano nelle dogane erano addetti al riscontro delle merci con verifica diretta del contenuto, ma questa operazione veniva effettuata senza una necessaria protezione: i guanti, una tuta da lavoro e le mascherine BN5U. Queste ultime sono le uniche efficaci per impedire alle microfibre di amianto di penetrare nelle vie respiratorie di chi lavora a distanza ravvicinata con l’amianto. Le tradizionali mascherine sanitarie di stoffa o di cartone rinforzato, che spesso vediamo in circolazione e che sono discretamente efficaci contro alcune polveri, non sono sufficienti ad impedire la penetrazione dell’amianto.
Quello dei finanzieri ammalatisi di mesotelioma o di patologie amianto correlate è un numero statisticamente alto rispetto alla media nazionale divisa per zone e per categorie di lavoratori, lo ha sottolineato in alcuni suoi trattati ed in alcune conferenze anche il Prof. Claudio Bianchi, insigne medico legale ed uno dei maggiori esperti in campo nazionale di mesotelioma della pleura. Risulta poi che, nella zona di Passeggio Sant’Andrea e della vicina via Locchi, a poche decine di metri dalla ex Fabbrica Macchine, oltre ai finanzieri sono decedute anche due donne residenti nel luogo e che nulla avevano a che fare con la caserma. Questo dato statistico, senza per questo volere fare allarmismo o accusare qualcuno, indica la pericolosità della zona, dal solo edificio adibito a caserma (Comando Regionale), nonostante abbia già subito ben tre bonifiche, non è stato possibile asportare una parte consistente dell’amianto residuo.
Di quanto sia temibile l’amianto si sapeva anche negli anni Quaranta e Cinquanta (all’uopo vedasi legge delega 12 febbraio 1955, nr. 51) ma in Italia è stato messo al bando con la legge nr. 257 del 1992, quella che ha preceduto di soli due anni la più popolare legge 626/1994 sulla sicurezza degli ambienti di lavoro. Resta da chiedersi come mai si è proceduto così lentamente nelle opere di bonifica e sorgono alcuni dubbi quando nello stesso luogo di lavoro ci sono troppe morti sospette. L’azione penale è obbligatoria e, pertanto, siamo certi che la magistratura esaminerà con scrupolo tutte le segnalazioni pervenutele – tenendo conto che già con il decreto 303 del 1956 sono state individuate quasi tutte le casistiche penali in tema di amianto – ma anche gli articoli stampa di denuncia che sono stati scritti in questi ultimi anni, nonché le tre interrogazioni parlamentari che i finanzieri hanno recentemente ottenuto da membri del Governo, dell’Opposizione e del Gruppo Misto. Un impegno bipartisan a significare che le questioni di salute non hanno un colore politico. Questa battaglia a difesa della salute pubblica non sarebbe stata possibile porla in essere senza il fondamentale e professionale aiuto dell’Avvocato Ezio Bonanni del Foro di Roma, del Prof. Claudio Bianchi di Monfalcone e del docente di ingegneria Prof. Marino Valle di Trieste (perito di parte dei finanzieri). Ma un plauso speciale va al certosino lavoro del Presidente dell’Associazione Esposti Amianto del Friuli Venezia Giulia, Aurelio Pischianz, che con il suo impegno e la sua costanza sta scalfendo quel muro invalicabile del silenzio che ci stava circondando. Pischianz ha dato voce a chi ora non potrebbe più parlare per difendersi, all’operaio Roberto Persich (simbolo della battaglia contro l’amianto) ma anche a tutti coloro che sono morti per colpa dell’inerzia di chi avrebbe dovuto tutelare la salute dei lavoratori, finanzieri compresi.

Lorenzo Lorusso"

giovedì 10 marzo 2011

Amarcord Torino

Si sta avvicinando l'anniversario di "Italia 150" e mi piace segnalare l'articolo apparso ieri sull'inserto "Viaggi" de la Repubblica - "Torino, i luoghi della nostra storia", di Gian Luca Favetto - che ripercorre i tanti luoghi della città legati agli eventi che accompagnarono la nascita dello Stato unitario. E dato che per un certo periodo Torino è una città che, oltre ad aver frequentato data la sua vicinanza al mio luogo d'origine - Pinerolo -, ho anche abitato, data, insomma, questa mia confidenza (termine che i piemontesi usano con molta parsimonia) con la città della Mole, vorrei qui ricordare le parole usate dallo scrittore Giuseppe_Culicchia nel suo libro "Torino è casa mia" (Laterza, 2005): 

«Oltre a essere la mia città, Torino è anche la mia casa. E come ogni casa contiene un ingresso, la stazione di Porta Nuova, una cucina, il mercato di Porta Palazzo, un bagno, il Po, e poi naturalmente il salotto di Piazza San Carlo, e quel terrazzo che è il Parco del Valentino, e il ripostiglio del Balon, e una quantità di altre cose e di altre storie.» 

martedì 8 marzo 2011

Gustavo Zagrebelsky: una visione disillusa della democrazia

In un articolo pubblicato da la Repubblica sabato scorso 5 marzo, l'ex presidente della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky (presidente di "Biennale democrazia", a Torino dal 13 al 17 aprile) parla del concetto di democrazia. L'analisi parte dal legame tra democrazia e deriva oligarchica: 

«Sotto le sue (della democrazia ndr) spoglie ideologiche si può comodamente annidare mimetizzandosi,[...] perfino il più ristretto e il meno presentabile potere oligarchico. Le forme democratiche del potere possono essere un'efficace maschera dissimulatoria.[...] Essa ci dice che la democrazia, come parola, può contenere l'anti-democrazia, come sostanza. Anzi, oggi il potere ha bisogno di passare per la porta rassicurante della democrazia.» 

Da dove nasce la degenerazione della democrazia in oligarchia? Ancora le parole di Zagrebelsky: 

[...] dobbiamo prendere atto che la democrazia deve sempre fare i conti con la sua naturale tendenza alla riduzione del potere in poche mani, nelle mani di élites.[...] Gli studi [...] presentano diverse varianti e le conclusioni cui pervengono non sono necessariamente in opposizione alle esigenze minime della democrazia. Ma le cose cambiano quando dalle élites si passa alle oligarchie [...]. L'oligarchia [...] è l'élite che si fa corpo separato ed espropria i grandi numeri a proprio vantaggio.»

Dopo questa analisi, il giurista piemontese fornisce, quasi come conseguenza, una definizione di "democrazia"  in negativo:

«[...] la democrazia non è - nel senso che non può essere - l'autogoverno del popolo che si afferma durevolmente. E' invece la possibilità istituzionalizzata, dunque resa stabile secondo procedure riconosciute e accettate, di combattere e distruggere sempre di nuovo le oligarchie ch'essa stessa nutre dentro di sé.»

Una visione realista e disillusa della democrazia alla quale aggrapparsi.

venerdì 4 marzo 2011

Obama è tornato sulla Terra

Sono convinto che Barack Obama rappresenti il punto più avanzato che gli Stati Uniti possano esprimere in politica. Nonostante questo, anche Obama parla di un possibile intervento militare in Libia. Non che il "colonnello" mi sia simpatico, anzi, ma, ancora una volta, prevale il riflesso della grande potenza pronta a far valere la forza per difendere il proprio, e in subordine quello dell'Occidente, livello di opulenza. Quando, al contrario, gli interventi armati creano più problemi di quelli che si pensa possano risolvere. Sicuramente non ci si dovrebbe neanche meravigliare di tutto questo, e nessuno si illude, per fare un altro esempio, che con Obama possano cambiare le linee fondamentali della politica di difesa: qualcuno pensa che sia plausibile che possano scomparire gli insediamenti nucleari militari  in Italia, come quelli di Aviano (50 testate nucleari) e Ghedi (40)?  

giovedì 3 marzo 2011

Quando lo stato d'ira può essere causa di non punibilità: una sentenza della Corte di Cassazione

Come informa il sito www.studiocataldi.it, una sentenza della Corte di Cassazione, la n. 7073 del 23 febbraio 2011, ""ha riconosciuto come lo stato d'ira, che porta il lavoratore alla redazione di comunicazioni scritte contenenti frasi ritenute diffamatorie nei confronti dell'azienda, può essere causa di non punibilità per il lavoratore. Il caso vede protagonista un lavoratore licenziato, a seguito di una denuncia calunniosa per molestie sessuali, con promessa di un lavoro alternativo alla quale [...] l'azienda non teneva fede; circostanza quest'ultima che provocava nel lavoratore un incontenibile stato d'ira che sfociava nella redazione di volantini offensivi a danno dell'azienda. Il Giudice di Pace condannava il lavoratore per diffamazione aggravata; avverso tale sentenza ricorreva in Cassazione il dipendente, ritenendo la sentenza ingiusta ed errata per non aver tenuto conto delle condizioni fisiche e psichiche in cui versava. La Suprema Corte, sottolineando che incongruamente il GdP ha sostenuto che l'imputato avrebbe dovuto agire in sede civile, dimenticando che lo stato d'ira è condizione psicologica che tende ad annullare l'approccio razionale ai problemi, accoglie il ricorso annullando la sentenza con rinvio. Gli Ermellini precisano che la condotta tenuta dal lavoratore era espressiva di uno sfogo di astio e di livore nei confronti di chi, nella mente dell'imputato, gli aveva fatto un torto ed evidenziano come il Gdp "avrebbe dovuto valutare: a) se la condotta delle persone diffamate integrasse un fatto ingiusto e quindi gli estremi della provocazione, b) se la condotta del ricorrente potesse essere considerata una reazione a tale fatto ingiusto, c) se ricorresse il requisito della immediatezza, tenendo presente che (...) non è necessario che la reazione venga attuata nello stesso momento in cui si sia ricevuta l'offesa, essendo sufficiente che essa abbia luogo finché duri lo stato d'ira suscitato dal fatto provocatorio, a nulla rilevando che sia trascorso del tempo, ove il ritardo nella reazione sia dipeso unicamente dalla natura e dalle esigenze proprie degli strumenti adoperati per ritorcere l'offesa"". (Sentenza segnalata da Lorenzo Lorusso).

mercoledì 2 marzo 2011

"Vacanze in Slovenia, no grazie!"

Dall'amico Lorenzo Lorusso ho ricevuto questa lettera, che pubblico volentieri:

""Le insidie di una polizia locale fuori da ogni controllo
Vacanze in Slovenia, no grazie!

Premesso che per la mia impostazione culturale ed etica ho sempre rispettato ed a volte anche difeso le minoranze sociali o linguistiche presenti in Italia, pur condannando gli eccessi di taluni nazionalismi posti in essere sia da cittadini italiani sia da quelli stranieri, mi sento offeso e sono indignato per l’episodio accadutomi recentemente in Slovenia.
Recatomi alla stazione ferroviaria di Sezana, ubicata subito dopo il confine italiano di Fernetti – un tempo presidiato dalla Guardia di Finanza e valico di forte transito verso la ex Jugoslavia – per ricevere mio figlio e la sua ragazza provenienti da una gita a Lubiana, mi sono visto fermare improvvisamente e pericolosamente da una pattuglia di sedicenti Vigili Urbani sloveni, la quale, pur operando in una zona territoriale considerata neutra – la cosiddetta “terra di nessuno” – dal punto di vista giuridico e dei trattati internazionali, ovvero a ridosso del cosiddetto Free Shop (una sorta di mini supermercato) ha insistito nella ricerca di un pretesto per sanzionarmi ad ogni costo. Non potendomi multare per altre infrazioni i due baldi agenti si sono inventati che non avrei avuto la prevista “vignetta”, una sorta di obolo, di ticket, a favore della Repubblica Slovena imposto a chi transita sull’autostrada di quel paese. Ma l’assurdo sta proprio nel fatto che la mia autovettura non proveniva dall’autostrada ma da un semplice raccordo esterno posto a poche decine di metri dal confine italiano. A prescindere dalla scortesia di questi sedicenti agenti (non hanno mostrato alcun tesserino per qualificarsi come tali) che operavano – lo ripeto a scanso di equivoci – in territorio non sloveno, c’è da aggiungere che gli stessi hanno preteso la bellezza di 150 euro da pagare subito altrimenti avrebbero sequestrato i documenti miei (patente, carta d’identità e libretto di circolazione) e quelli del proprietario dell’autovettura. Un sequestro che viola tutte le leggi e anche il buon senso considerato che per rientrare a casa non avremmo potuto farlo senza le patenti di guida.
Non paghi dell’impresa i due agenti hanno anche fotografato l’autovettura nel momento in cui ho preteso da loro almeno un verbale scritto. Mi avrebbero mandato via senza verbale se non avessi insistito? E che fine avrebbe fatto quel denaro se fosse stato pagato in contanti ma senza verbalizzazione, visto che poi il proprietario dell’autovettura ha voluto pagare con il bancomat? Non si vuole accusare nessuno, per carità, ma qualche dubbio sorge spontaneo.
Mi chiedo se il Governo di Lubiana è al corrente di questi comportamenti, che ovviamente posso comprovare con ben tre testimoni?
Beh, se questo è il modo con il quale vengono trattati in Slovenia i turisti ci rinuncio ad andare in quel paese ed invito i miei connazionali a fare altrettanto.

Lorenzo Lorusso""

Da parte mia, dopo aver letto la lettera, aggiungo solo che capisco molto bene l'amarezza  e l'indignazione dell'amico Lorenzo per quanto accaduto a lui e alla sua famiglia a Sezana, perché anch'io, come lui, rispetto gli stranieri e le minoranze che si trovano in Italia (conosciamo tutti quale sia il vento che spira nel nostro paese), ma come questo sentimento sia messo a dura prova (non che debba venir meno) quando dall'altra parte, come nel caso segnalato, manchi un rispetto analogo.