Di fronte al secondo gol segnato dall'argentino Lionel_Messi al Real Madrid, nella semifinale di Champions di ieri sera in casa del Real, Mourinho, invece di riconoscere il valore dell'avversario, se l'è presa con l'arbitro, ulteriore esempio (se ce n'era ancora bisogno) del suo non essere un uomo di sport:
giovedì 28 aprile 2011
martedì 26 aprile 2011
Viva la Repubblica!
Un'azione di legittima difesa dall'invadenza giornaliera dei telegiornali sul prossimo matrimonio reale inglese: la segnalazione del sito repubblicano britannico "Republic".
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domenica 17 aprile 2011
Fassino con La Ganga
Piero Fassino, candidato "democratico" super favorito alle elezioni per il sindaco di Torino, è una persona che m'ispira una simpatia istintiva. Dal punto di vista politico un po' meno, essendo uno di quegli ex dirigenti del Pci che nelle varie trasformazioni dal Pds, ai Ds e infine al Pd, hanno perso per strada l'ancoraggio al lavoro che, una sinistra che voglia definirsi tale, non può permettersi, pena la sua estinzione (infatti!). Ed è stata emblematica, in tal senso, la posizione di Fassino per il "sì" alla proposta (ricatto) di Marchionne fatta ai lavoratori della Fiat Mirafiori. Ma la notizia che il luogotenente torinese del Psi craxiano degli anni ottanta, Giusi_La_Ganga, si candiderà con il Partito democratico a sostegno di Fassino, le supera tutte: è vero che La Ganga ha saldato i conti con la giustizia, ma volerlo coinvolgere, da parte di Fassino, nell'avventura amministrativa torinese, in una sorta di ricongiungimento delle storie ex socialiste ed ex comuniste un trentennio dopo, dà l'impressione (e non solo quella) di un passato che non passa, di una pagina che non si riesce a voltare, di una classe politica che, al di là delle prese di distanza buone per i dibattiti e le dichiarazioni di principio, vive una solidarietà di casta di fondo.
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sabato 16 aprile 2011
Una speranza dalla sentenza Thyssenkrupp
Il procuratore di Torino, Raffaele Guariniello, ha commentato così la sentenza di condanna per omicidio volontario a carico dell'amministratore delegato della Thyssenkrupp per il rogo del 6 dicembre 2007 (da Il manifesto):
«È il salto più grande di sempre in tutta la giurisprudenza in materia di incidenti sul lavoro. Deve fare sperare i lavoratori e far pensare gli imprenditori. Tutte le nostre richieste sono state accolte, ma una condanna non è mai né una vittoria né una festa. Se si potessero evitare questi processi sarebbe meglio».
Una sentenza, anche se di primo grado e in attesa, quindi, delle conferme nei successivi gradi di giudizio, che ci ricorda una cosa semplicissima e, per questo, rivoluzionaria: che il profitto non è tutto e che ad esso non si possono sacrificare le vite umane. Uno squarcio di luce nell'era del diritto piegato alle esigenze del potente di turno.
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Amianto e Fiamme gialle: sul caso Trieste, un'interrogazione dei consiglieri regionali dell' "Italia dei Valori"
Sul caso delle morti sospette, a Trieste, di finanzieri a causa dell'esposizione alla fibra d'amianto, dopo un gruppo di senatori del Pd, anche i consiglieri regionali dell'Italia dei Valori, Agnola e Corazza, hanno presentato un'interrogazione alla giunta regionale. Come si legge in un comunicato stampa del 15 aprile del gruppo dell'Idv, i consiglieri chiedono alla giunta Tondo "quali siano i provvedimenti che la Regione intende intraprendere sulla vicenda e di calendarizzare quanto prima un’audizione con gli esponenti dell’Osservatorio Nazionale Amianto per approfondire tutti i temi che riguardano l’amianto nel Friuli Venezia Giulia".
lunedì 11 aprile 2011
Quando ad essere balbuziente è un re
Il film non è di ieri, ma a me è capitato di vederlo proprio ieri sera, si tratta de "Il discorso del re" di Tom Hooper (Gran Bretagna, Australia, 2010), vincitore di quattro premi Oscar (ma questo è importante fino a un certo punto). La balbuzie è un difetto del linguaggio che può colpire chiunque, è in sè democratica, ma quando a soffrirne è un membro della famiglia reale inglese che diventa re (dicembre 1936) dopo l'abdicazione del fratello Edoardo VIII a nemmeno un anno dalla sua ascesa al trono, allora la questione diventa "di Stato". Re Giorgio VI non riesce a parlare fluentemente, e in un'epoca caratterizzata dall'irrompere dei mezzi di comunicazione di massa - la radio - comunicare con la parola diventa centrale e non se ne può fare a meno. Giorgio VI riuscirà a sbloccarsi grazie all'aiuto di un logoterapeuta. E qui entra in scena l'altro livello del film, quello del confronto tra le classi: il terapeuta non è per nulla imbarazzato dal fatto di trovarsi di fronte al monarca inglese, che tratta come qualsiasi altro paziente. Il re all'inizio mal sopporta questo approccio "egalitario", poi, si convincerà che si tratta dell'unica strada per poterne uscire. Una lezione di democrazia, dunque, dove i rapporti personali, il dialogo e la fiducia sostituiscono ogni discorso sul "preteso" colore del sangue, anche se c'è da pensare che senza la balbuzie, senza la difficoltà nell'esercizio del proprio ufficio di monarca, anche l'atteggiamento di Giorgio VI sarebbe rimasto quello di un membro della famiglia reale a tutto tondo. Ad ogni modo, Giorgio VI guidò il suo paese nella seconda guerra mondiale a fianco degli Usa e dell'Urss contro la barbarie nazi-fascista, non abbandonando mai Londra, nemmeno nei momenti più difficili (quanta distanza dai Savoia che scapparono da Roma, come ladri nella notte, dopo l'8 settembre 1943!). Per tornare al film, è stato, secondo me, ben rappresentato il tormento del balbuziente di fronte alla parola da pronunciare, fino alla decisione del rifiuto della parola, del mutismo; negli occhi del protagonista, interpretato da Colin Firth, l'angoscia di fronte alla parola pensata o letta ma che non riesce a diventare suono. Moderno anche l'approccio terapeutico, che si rivolge sia all'aspetto meccanico che piscologico, fino all'uso della musica. Un film che, spero, aumenti il tasso generale di umanità e che possa bandire quelle insulse barzellette che hanno come protagonista un balbuziente.
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domenica 10 aprile 2011
Il Risorgimento secondo Arrigo Petacco
Ho ascoltato il giornalista Arrigo Petacco parlare di Risorgimento in un incontro al Ridotto del teatro "Pasolini" di Casarsa, ieri pomeriggio. Petacco è un divulgatore, non uno storico di professione. E infatti ha affrontato il tema con uno stile proprio di chi voglia far arrivare ad un largo pubblico una tematica complessa, come quella, appunto, degli avvenimenti che portarono, intorno alla metà dell'800, alla nascita dello Stato italiano. Questo approccio porta con sé il pericolo di una eccessiva semplificazione, ma questo non è stato il caso di Petacco, il quale, però, secondo me, è incorso in un altro "peccato": quello di aver presentato la nascita dello Stato unitario come il prodotto di una tattica politica - in primo luogo quella di Cavour, portata avanti con tutti i mezzi, compreso l'utilizzo delle armi della seduzione femminile (leggi: contessa di Castiglione) - per passare alla manipolazione dei plebisciti popolari che decretarono l'unione al Regno di Sardegna e poi d'Italia, al fatto che senza il benestare (ricercato con tutti i mezzi) delle potenze europee del tempo l'Italia non sarebbe mai sorta: tutte cose vere, non c'è alcun dubbio. Al termine del discorso di Petacco, si poteva, però, ricavare l'impressione che la proclamazione del Regno d'Italia, il 17 marzo 1861, fosse stato il frutto di una concomitanza di avvenimenti fortunosi e tra di loro slegati. Non sono uno storico e nemmeno un divulgatore, da parte mia penso però che il non aver messo sufficientemente in evidenza il ruolo giocato da un movimento culturale e politico, seppur di una èlite (ma la storia le fanno le élites, lo ha detto lo stesso Petacco), nel Risorgimento italiano, significa fornire una visione riduttiva di quel periodo storico.
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Amianto in una caserma Gdf di Trieste: alcuni senatori interrogano il ministro Tremonti
I senatori del Partito democratico Casson, Pegorer, Blazina, Fontana, Galperti e Roilo, hanno presentato un'interrogazione a risposta scritta (nr.4/04939 del 5 aprile 2011) rivolta al ministro dell'Economia e delle finanze, nella quale denunciano il caso della presenza di amianto nella caserma che ospita a Trieste (passeggio S.Andrea) il Comando Regionale della Guardia di Finanza, e in particolare: dei diciotto militari iscritti al registro regionale degli esposti all'amianto, dei quattro finanzieri deceduti probabilmente per la medesima causa, del mancato rilascio - da parte del Comando Regionale delle Fiamme Gialle - del curriculum lavorativo necessario per avviare la procedura per l'ottenimento del risarcimento previsto dalla legge n. 257/1992. I senatori chiedono di sapere quanti finanzieri siano deceduti a causa dell'esposizione all'amianto, del perché non sia stato avviato l'iter per riconoscere i diritti delle vedove, e che ci sia la possibilità di un incontro tra i responsabili nazionali e regionali dell'associazione Osservatorio Nazionale Amianto, dalla cui segnalazione è nata l'interrogazione parlamentare, e lo stesso ministro Tremonti, al fine di poter rappresentare l'intera questione (qui, il testo completo dell'interrogazione parlamentare).
(L'interrogazione parlamentare è stata segnalata da Lorenzo Lorusso, coordinatore per il Fvg dell'Osservatorio nazionale Amianto).
domenica 3 aprile 2011
I vendoliani guardano al Pd e dimenticano la sinistra
Tempo di elezioni amministrative e in due casi (quelli che io conosco), le comunali di Napoli e quelle di Pordenone, il partito di Vendola, Sinistra Ecologia e Libertà, compie una scelta secondo me inspiegabile (o forse, solo all'apparenza tale). A Napoli, dove la scelta poteva cadere sul candidato di Italia dei Valori e Federazione della Sinistra, Luigi de Magistris, appoggerà il candidato del Pd, Morcone; a Pordenone, interpellata sulla possibilità di una convergenza di Rifondazione Comunista sul candidato di Idv e Sel, Giovanni Del Ben, la segretaria provinciale vendoliana, Angela Chiddemi, ha dichiarato al Gazzettino del 23 marzo scorso: «Non riteniamo di aprire a Rifondazione perché siamo due forze politiche differenti e perché loro hanno un denominazione ben marcata [...]. siamo diversi [...]. Certo, ci interessano i loro voti, ma non siamo disponibili a sommare anche il loro simbolo».
La figura di de Magistris è interessante, perché oltre a spendersi sui temi propri dei dipietristi, ha dimostrato una sensibilità ai temi sociali che potrebbe far ipotizzare nel futuro prossimo un suo ruolo di aggregatore della galassia presente alla sinistra del Pd: che sia stata proprio questa eventualità, tale da oscurare la leadership di Vendola, ad aver pesato nella scelta per il candidato del Pd? Oppure ai vendoliani interessa in primo luogo il rapporto con i democratici, fino a dimenticarsi, come fa la rappresentante pordenonese, le radici di Sel nella sinistra, anche comunista?
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A Pordenone si parlerà (7 aprile) di amministrazione del territorio
Dal blog Idee per Cordenons e non solo di Mauro Del Pup, rilancio la segnalazione di un incontro che si terrà a Pordenone martedì 7 aprile (ore 20,30, auditorium della Regione), con Domenico Finiguerra, sindaco del comune di Cassinetta di Lugagnano (Milano), un'amministrazione che ha scelto di finanziare le casse comunali non con l'abusato strumento degli oneri di urbanizzazione - legati all'incremento della cementificazione del territorio - ma con altre forme più rispettose dell'ambiente e delle esigenze dei cittadini.
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sabato 2 aprile 2011
Il degrado che non ha confini
Il ministro della Guerra, La Russa, che esplicita tutto il suo disprezzo nei confronti dell'istituzione parlamentare, invitando il presidente della Camera ad "andare a quel paese"; un altro ministro, Bossi, che invita le persone che hanno raggiunto Lampedusa dal Nord Africa ad andare "fuori dalle balle"; una maggioranza di governo che mette all'ordine del giorno una proposta di legge per salvare dai processi il proprio leader facendola passare per una serie di norme a protezione degli incensurati; un presidente del consiglio che affronta il dramma di Lampedusa in perfetto stile populistico; e ancora un presidente del consiglio che intrattiene un gruppo di sindaci iscritti al suo partito raccontando una "deliziosa" (si fa per dire) barzelletta sulla "mela"...tra pochi giorni, se non già ora, tutto questo sarà o è già stato metabolizzato da quella che una volta si definiva "opinione pubblica", ma che ora, in mancanza di una informazione realmente libera, è solo più "pubblico", nel senso di spettatori passivi di uno spettacolo sempre più degradante.
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