lunedì 25 luglio 2011
Una voce dalla Norvegia
La cantante norvegese Sissel Kirkjebø interpreta qui l' "Ave Maria" tratta da Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni (foto Ansa tratta dal sito Sky Tg 24).
giovedì 21 luglio 2011
A Pordenone si torna a discutere dell'ambulatorio ospedaliero per gli irregolari
Dopo la manifestazione svoltasi lo scorso 9 luglio nel centro di Pordenone da alcune associazioni che tutelano i diritti degli immigrati, è stata posta all'attenzione del sindaco Pedrotti la questione della riapertura dell'ambulatorio ospedaliero dedicato ai cittadini stranieri che non sono in possesso del permesso di soggiorno. Il sindaco ha condiviso la richiesta. La Lega Nord non ha perso un attimo per "sparare" sul primo cittadino. Non si tratta solo del fatto che la perdita del posto di lavoro e, prossimamente, della possibilità di attingere alla cassa integrazione, vedrà trasformare molti cittadini stranieri (solo nella provincia di Pordenone si stimano cinquecento unità) in "irregolari", ma soprattutto del fatto che, al di là di trovarsi o meno nella condizione di lavoratore, l'art. 35 della Testo Unico sull'immigrazione (Dlgs n. 286/1998) preveda all'art. 35 quanto segue:
...omissis...
3. Ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno, sono assicurate, nei presìdi pubblici ed accreditati, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva. Sono, in particolare garantiti:
a) la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane (omissis);
b) la tutela della salute del minore in esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176;
c) le vaccinazioni secondo la normativa e nell'ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni;
d) gli interventi di profilassi internazionale;
e) la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive ed eventualmente bonifica dei relativi focolai.
4. Le prestazioni di cui al comma 3 sono erogate senza oneri a carico dei richiedenti qualora privi di risorse economiche sufficienti, fatte salve le quote di partecipazione alla spesa a parità con i cittadini italiani.
5. L'accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano.
6. Fermo restando il finanziamento delle prestazioni ospedaliere urgenti o comunque essenziali a carico del Ministero dell'interno, agli oneri recati dalle rimanenti prestazioni contemplate nel comma 3, nei confronti degli stranieri privi di risorse economiche sufficienti, si provvede nell'ambito delle disponibilità del Fondo sanitario nazionale, con corrispondente riduzione dei programmi riferiti agli interventi di emergenza.
"""
Si tratta del più elementare rispetto per la persona umana, al di là della sua nazionalità e condizione rispetto alla legge, tradotto in norma giuridica. Non vorrei che la coabitazione con Berlusconi abbia portato la Lega Nord a dimenticare il principio del rispetto, se non dello spirito, almeno della lettera di una legge dello Stato.
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Lorenzo Lorusso: "La scure del governo sulla sanità"
Ricevo e pubblico volentieri questo articolo di Lorenzo Lorusso sulla recente introduzione dei ticket sanitari:
""
La scure del Governo sulla Sanità
Con i nuovi ticket schizza il costo degli esami sanitari
Otto miliardi di tagli in soli due anni
di Lorenzo Lorusso
Non è stato usato un bisturi ma una scure per operare i nuovi tagli alla sanità ed al collegato aumento dei ticket che graveranno pesantemente sulle famiglie italiane. Un salasso per chi deve sottoporsi con frequenza ad ecografie, elettrocardiogrammi, analisi ematiche o esami allergologici. Un danno alla sanità pubblica di vaste proporzioni, riduzioni di spesa ed aumenti dei ticket sulle prestazioni fatti passare per necessari e dovuti mentre si sarebbe potuto tagliare altrove, alle spese militari (le cosiddette missioni di “pace” – compresi i bombardamenti della Libia – ci costano complessivamente oltre un miliardo di euro all’anno) – per esempio – oppure ritoccando verso il basso gli stipendi milionari dei manager di Stato e dei dirigenti della RAI.
Nel concreto una ecografia dell’addome inferiore passa dal costo di 32,05 euro a 42,05 euro; una ecografia del seno da 35,90 a 45,90; un elettrocardiogramma da 11,65 a 21,65; un fundus oculi da 7,75 a 17,75; un esame allergologico strumentale da 6,04 a 16,04; rx al torace passano da 15,50 a 25,50; l’emocultura passa dagli attuali 26,45 euro a 36,45. Con un colpo di mano e facendo leva sulla complicità della stampa e sulla buona fede degli italiani, l’aumento di 10 euro dei ticket non scatterà da gennaio ma sarà immediato, una vera sorpresa per chi se ne era andato tranquillamente in ferie dopo un anno di intenso lavoro. Un balzello che si aggiunge agli 8 miliardi di tagli alla sanità programmati in un solo biennio, a danno della professionalità e delle strutture necessarie per far fronte alle quotidiane emergenze sanitarie. E, dulcis in fundo, ci saranno ben 25 euro da pagare per chi si recherà al pronto soccorso e gli verrà attribuito un “codice bianco”, una maniera per scoraggiare chi si sente male e vorrebbe farsi controllare? Non c’è forse il rischio che in questo modo infarti ed ictus non vengano affrontati per tempo?
Ancora una volta saranno i cittadini più deboli a pagare i costi di una crisi provocata da un sistema bancario internazionale malato, basato sulla speculazione e sul profitto ad ogni costo.
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mercoledì 20 luglio 2011
Guardia di finanza e questione morale:trasferiti i due generali indagati nell'inchiesta "P4"
E' notizia di oggi, dopo le anticipazioni dei giorni scorsi, che il comando generale della Guardia di Finanza ha deciso il traferimento dei due generali indagati nell'inchiesta "P4", Adinolfi (nella foto) e Bardi, il primo a Firenze, il secondo a Roma. Un modo "vecchio" per risolvere tali questioni.
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martedì 19 luglio 2011
Casarsa: petizione di 550 cittadini contro via Biasutti
La decisione della giunta Tubaro di intitolare una via di Casarsa all'ex presidente della Regione, il democristiano Adriano Biasutti, aveva scatenato nei mesi scorsi diverse polemiche, riconducibili alla circostanza che altri personaggi, diversamente da Biasutti con un ancoraggio alla realtà cittadina, avrebbero meritato tale onore. In aggiunta, l'intitolazione interveniva dopo solo un anno dalla scomparsa di Biasutti, non venendo rispettati, così, i termini ordinari. Ora, come informa il quotidiano Il Gazzettino, un cittadino di Casarsa, Livio Cossutta, ha presentato al sindaco Tubaro una petizione firmata da 550 persone, nella quale si esprime il proprio dissenso sulla cosiddetta "via della vergogna": «a Casarsa, San Giovanni e Sile - si legge nel documento - non ci sentiamo sudditi di alcuno, e perciò rifiutiamo di sottostare passivamente a qualsiasi tipo di arbitrio: tale consideriamo l'intitolazione della via tra piazza De Gasperi e via Valvasone ad Adriano Biasutti». Ma le notizie non finiscono qui, perché mesi fa lo stesso Cossutta aveva affisso in diversi luoghi del territorio comunale alcuni volantini sulla stessa questione, intitolati "La voce del padrone", nei quali si faceva risalire la decisione della giunta a "condizionamenti esterni". Ora, per quei manifesti la polizia municipale ha comminato a Cossutta la sanzione di euro 56,60, per violazione all'articolo 12 del Regolamento comunale in materia di pubblicità, in quanto non era stata richiesta la prescritta autorizzazione. La speranza è, aggiungo io, che la norma regolamentare trovi applicazione, come non ho dubbi, a tutti i casi previsti dall'art. 12 del Regolamento e quindi non solo ove è in gioco la libera manifestazione del pensiero.
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Giuseppe Profiti con pieni poteri al "San Raffaele"
Come si sa, ieri, il "San Raffaele" di Milano ha vissuto una giornata drammatica con il sucidio del braccio destro del fondatore don Verzé. Nelle stesse ore, lo stesso don Verzè aveva delegato i pieni poteri della "fondazione", che, per usare un eufemismo, sta versando in cattive acque, all'attuale responsabile dell'ospedale pediatrico "Bambin Gesù" di Roma, Giuseppe Profiti. La scelta non è frutto del caso, rientrando nel quadro del coinvolgimento diretto del Vaticano nel piano di salvataggio del "San Raffaele": Profiti, risulta essere, infatti, uomo di fiducia del segretario di Stato Vaticano in persona, cardinale Bertone. Il manager ha nel suo curriculum una condanna in appello per concorso in turbativa d'asta, con riferimento al periodo in cui era direttore delle Risorse finanziarie della Regione Liguria. Nel passato è stato anche ufficiale della Guardia di Finanza. Una semplice considerazione: è possibile che tra tanti ex appartenenti alla Guardia di Finanza, le cui competenze sembrano appetibili per la copertura di incarichi delicati e di livello, la scelta debba cadere sovente su persone dal curriculum poco "specchiato"?
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venerdì 15 luglio 2011
Guardia di Finanza e questione morale: anche per il "Partito dei Diritti dei Militari" l'unica soluzione è la smilitarizzazione
Sul tema "Guardia di Finanza e questione morale", segnalo la presa di posizione favorevole alla smilitarizzazione delle Fiamme Gialle, che si aggiunge a quella del Movimento dei Finanzieri Democratici, del Partito dei diritti dei militari.
Inoltre, rimando all'articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano di ieri a firma di Ferruccio Sansa, titolato "Petrolio, P2, spioni e spigole: le chiamavano Fiamme Sporche", un interessante excursus delle vicende giudiziarie che hanno colpito la Gdf, dallo "scandalo petroli" alle spigole del generale Speciale di qualche anno fa.
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Guardia di Finanza e questione morale: si muove l'opposizione parlamentare
E' notizia apparsa ieri sulla stampa che il comandante generale della GdF, di Paolo, avrebbe deciso il trasferimento ad altro incarico del generale Adinolfi, indagato dalla magistratura napoletana nell'inchiesta "P4" per rivelazione di segreto d'ufficio e favoreggiamento. La montagna ha partotiro il topolino, verrebbe da dire, anche perché la decisione è stata (almeno ufficialmente) posta in relazione con la promozione di Adinolfi a generale di corpo d'armata decisa sul finire del 2010, ma operativa solo dallo scorso 1° luglio 2011. Intanto l'opposizione, in questo caso due parlamentari del Pd, hanno fatto sentire la propria voce sul complesso delle vicende giudiziarie che stanno coinvolgendo le Fiamme Gialle. Il deputato Emanuele Fiano, in una dichiarazione riportata da la Repubblica, ha dichiarato che «le migliaia di onesti militari meritano che la politica valuti con attenzione straordinaria il quadro che ne scaturisce [dalle indagini, ndr] e che finisce per riguardare la credibilità complessiva del Corpo. Un Corpo che viene descritto anche dall'interno profondamente diviso, con presenza di cordate che si combattono e che, a detta dello stesso ministro dell'Economia, apparirebbero disponibili a operazioni di delegittimazione». «Si tratta di questioni che vanno oltre le eventuali responsabilità penali e che investono direttamente il potere di vigilanza del Parlamento». (qui si può ascoltare l'intervista rilasciata da Fiano a Radio Radicale). Il vice-presidente dei senatori del Partito democratico, Luigi Zanda, ha presentato una interrogazione parlamentare con la quale chiede al presidente del consiglio di adottare «provvedimenti urgenti, anche di natura legislativa» [...] «a seguito della pubblicazione di ampi stralci di documentazione giudiziaria relativa ad inchieste in corso [dalle quali, ndr], sta emergendo il coinvolgimento di alti ufficiali della Guardia di Finanza in episodi che, a prescindere dal rilievo giudiziario, tuttora in corso di accertamento, appaiono senz'altro censurabili sotto il profilo dell'opportunità e della dignità istituzionale, in quanto in contraddizione con lo stile di sobrietà, rigore e riserbo che deve improntare gli atti e le condotte pubbliche e personali di tutti gli appartenenti al Corpo".
Fa piacere riscontrare che a livello parlamentare siano state avanzate queste iniziative di chiarimento, che vanno nel senso della tutela dell'immagine della parte sana del Corpo, e che non possono che prendere la strada, secondo la mia opinione, di una commissione parlamentare d'inchiesta e di una riforma in senso europeo della GdF (smilitarizzata e sindacalizzata).
Intanto la cronaca ci parla di un altra inchiesta che vede come protagonisti militari della Gdf, in particolare del processo che a Bologna vede imputati per corruzione due ufficiali e due marescialli (segnalazione di Lorenzo Lorusso).
lunedì 11 luglio 2011
Il governo introduce un balzello sui ricorsi in materia di lavoro
Tra le misure della cosiddetta "manovra Tremonti", dopo i tagli sulle pensioni, l'aumento delle tasse sui conti titoli, i tagli agli enti locali che determineranno a cascata tagli sulla spesa sociale dei Comuni, è spuntata anche la tassa sui ricorsi in materia di lavoro (art. 37 del DL n. 98/2011). Cosicché, se c'erano ancora dei dubbi, le scelte del governo manifestano tutto il loro carattere di classe e, ancora una volta, evidenziano la differenza tra la destra e la sinistra.
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sabato 9 luglio 2011
Tremonti alla Guardia di Finanza: "meno salotti"
Gli stralci delle dichiarazioni rese dal ministro Tremonti agli inquirenti napoletani sul caso "P4", certificano al livello più alto - la Guardia di Finanza dipende dal ministro dell'Economia - quale sia la situazione all'interno delle Fiamme Gialle. La presenza di cordate tra gli alti ufficiali finalizzate alla corsa per la nomina del nuovo comandante generale nel 2012, il riferimento di queste cordate a precisi padrini politici, il timore, espresso dal ministro, di vedersi "stritolato" politicamente all'interno di questa lotta tra alti papaveri in divisa. E poi, il dubbio avanzato dal super ministro sulla norma che da poco ha permesso ai generali di corpo d'armata della GdF di concorrere alla carica di comandante generale. Tutto questo hanno portato Tremonti, nelle dichiarazioni rese di fronte ai magistrati, a suggerire « al comandante generale della Guardia di Finanza meno salotti, meno palazzi e consegne in caserme per i suoi uomini [...] si sono creati meccanismi di competizione tra possibili candidati, meccanismi potenzialmente negativi. Gli alti ufficiali, nella prospettiva di diventare comandanti generali, hanno preso a coltivare relazioni esterne al Corpo che non trovo opportune: più esattamente c’è il rischio, la tendenza di eccesso di competizione».
Sono parole pesanti come pietre, che rendono urgente una profonda riflessione del Parlamento e della politica in senso lato sulla Guardia di Finanza, sul modello militare che la regge, sulle recenti norme sulla nomina del vertice del Corpo che, di fatto, hanno accentuato l'autoreferenzialità della gerarchia, fino ad aver determinato il pericolo della nascita di un organismo con tutti i tratti di un "corpo separato", il pericolo che proprio la norma sul vertice scelto tra i generali di corpo d'armata dell'esercito aveva voluto impedire...(sulla questione vedi il comunicato stampa del Movimento dei Finanzieri Democratici).
Ma voglio anche aggiungere, infine, come lo stesso ministro Tremonti non possa certo passare come vittima del caso "P4", viste le notizie sul pagamento dell'affitto dell'appartamento romano e le attività del suo ex consigliere ed ex ufficiale della Gdf, Marco Milanese: in casi analoghi, ma in altri paesi, un uomo politico si sarebbe dimesso un minuto dopo...
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giovedì 7 luglio 2011
Troppo bello
Troppo bello se le vittorie del centro-sinistra a Milano e Napoli e la valanga di sì nei quattro referendum, avessero potuto dare ossigeno a tutto il centro-sinistra, disincagliarlo dalle secche di posizioni ancora troppo timide nella costruzione di un'alternativa alla destra. Troppo bello, perché il Partito democratico - che, a dire il vero, la vittoria nei referendum l'ha cavalcata e sul tema dell'acqua pubblica, per certi versi subita - sta sprecando quel capitale di consensi in decisioni e proposte che, sinceramente, lasciano allibiti. Due esempi:
1) l'astensione, alla Camera dei deputati, sulla norma del disegno di legge di revisione costituzionale che prevedeva l'abolizione delle province. Una decisione che, di fronte al voto favorevole all'abolizione di Idv e "Terzo Polo", fa apparire uno come Casini un coraggioso riformatore. Era un'occasione imperdibile per dare un segno concreto di una reale volontà di riforma nel senso della semplificazione e del superamento di enti, come le province, le cui funzioni possono benissimo essere svolte da consorzi comunali;
2) il Pd ha tre linee sulla riforma elettorale:quella ufficiale del partito è per il maggioritario a doppio turno (sistema francese), poi c'è quella del prof. Passigli per il sistema proporzionale (tipo tedesco), e, infine, quella avanzata dal prof. Ceccanti, che ha proposto il ritorno alla legge Mattarella (maggioritario per il 75% dei seggi, in vigore fino al 2006). A complicare il quadro, sulle ultime due proposte verranno raccolte le firme per la presentazione di altrettanti referendum abrogativi. Ora: va bene il dibattito interno, il confronto tra proposte diverse, quello che non va è che il Pd non solo appaia, ma sia anche un partito che non abbia dei luoghi ove discutere di queste cose, scontrarsi, ma poi votare e veder prevalere una linea ufficiale sulla quale tutti debbano poi convenire.
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martedì 5 luglio 2011
Casarsa: la Lega abbandona la giunta
Al Comune di Casarsa, la Lega Nord ha abbandonato la maggioranza che dalle elezioni del 2007 la vedeva in giunta con il Pdl e l'Udc. Le dimissioni dell'assessore Liut sono state dettate, come informa Il Gazzettino, dall'asserita mancanza di collegialità dimostrata dal sindaco Tubaro nella nomina del rappresentante comunale nella Zipr, la Zona industriale del Ponte Rosso. La maggioranza ha ancora i numeri per reggere fino alle elezioni del prossimo anno, ma se la decisione della Lega sia irrevocabile o si tratti, invece, di un avvertimento al resto della maggioranza, lo si saprà nei prossimi giorni, probabilmente al ritorno del sindaco Tubaro dalla ferie. Qui, la posizione del Pd espressa dal suo segretario, Francesco Colussi.
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lunedì 4 luglio 2011
Guardia di Finanza e questione morale: la posizione dei "Finanzieri Democratici"
Sul coinvolgimento di alcuni vertici della Guardia di Finanza nell'inchiesta "P4", il Movimento dei Finanzieri Democratici esprime la propria posizione in un comunicato stampa a firma del suo presidente, Lorenzo Lorusso. Dopo un excursus storico sui passati scandali che hanno colpito le Fiamme Gialle (dalla P2 alla P4), i "Finanzieri Democratici" avanzano tre proposte concrete perché la GdF possa voltare pagina: 1) smilitarizazione e sindacalizzazione del Corpo; 2) regionalizzazione; 3) istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta che possa fare luce sugli scandali passati e presenti. Di seguito il comunicato stampa integrale:
""Gli scandali dei vertici della Guardia di Finanza, dalla P2 alla P4
Le proposte dei Finanzieri Democratici finalizzate ad agevolare la trasparenza e la democrazia interna
«La Finanza merita lode e rispetto, ma non altrettanto si può dire per il suo comando generale». Sono le parole di uno dei più grandi giornalisti italiani viventi, Eugenio Scalfari, già direttore de La Repubblica ora cura una rubrica sul settimanale l’Espresso. Scalfari, nell’ambito del suo più recente editoriale, rincara anche la dose affermando che: «al vertice di quel Corpo, sono stati rari e brevi i periodi di pieno rispetto delle norme di correttezza e legalità». Ma a cosa si riferisce il decano dei giornalisti italiani? Sicuramente – e non ne fa certo mistero – all’ultimo scandalo in ordine di tempo che ha investito i vertici della Guardia di Finanza: la loggia massonico-affaristica denominata P4. Ma già negli elenchi di Licio Gelli della P2 vi erano finiti ben 37 alti ufficiali del Corpo, molti dei quali fecero carriera anche dopo la pubblicazione ufficiale dei nominativi degli appartenenti alla loggia voluta dall’On. Tina Anselmi (vedetta partigiana durante l’ultimo conflitto mondiale).
Prima che la magistratura scoprisse la P3 il Corpo delle Fiamme Gialle passò anche per la Tangentopoli milanese, che vide implicato il generale Cerciello ed altri militari, e per gli episodi di corruzione e concussione in Veneto, i quali videro coinvolti i colonnelli Guaragna e Petrassi. Tutti ufficiali con sentenze passate in giudicato ed il tesoretto nascosto da quest’ultimo fu rinvenuto dopo anni di indagini mirate. Un po’ com’è recentemente accaduto con i quadri d’autore di proprietà di Calisto Tanzi (circa 28 milioni di euro di valore) che qualcuno aveva provveduto a nascondere per sottrarli a probabili sequestri della magistratura da porre in essere a favore dei numerosi creditori raggirati. Ed anche per quanto riguarda lo scandalo della Parmalat sono sorte alcune inquietanti domande: come mai quell’azienda – così chiacchierata negli ambienti economico-finanzieri – non subiva verifiche fiscali globali da oltre 22 anni?
Quando venne a galla la P3, unitamente all’inchiesta Why Not condotta dall’allora p.m. Luigi De Magistris, non sappiamo se a torto o ragione ma vennero fatti i nomi di altri due alti ufficiali della Guardia di Finanza, poi, ci fu uno scontro tra procure e l’attuale sindaco di Napoli venne – per noi che seguiamo queste vicende – inspiegabilmente trasferito ad altro incarico. Dei 42 imputati 34 furono assolti direttamente dal GIP ma, nell’opinione pubblica, restò il dubbio di come sarebbero andate a finire le indagini se le avesse condotte sino al termine naturale il dott. De Magistris.
Il dato di fatto inconfutabile è che ciclicamente, quasi ogni 10 anni, la Guardia di Finanza viene investita da un grosso scandalo che coinvolge i vertici mentre, quasi tutti gli anni, vi sono isolati episodi di corruzione o concussione, di minore importanza, che coinvolgono la base del Corpo.
Il generale Roberto Speciale, dopo il pronunciamento della Cassazione, è ancora sub iudice per i viaggi in aereo con le spigole, mentre il nome di qualche altro ufficiale fu fatto nella circostanza dell’indagine sportiva riguardante il manager della Juventus Luciano Moggi.
Ora, con la P4, emerge un altro scenario inquietante e reati ipotizzati che, se confermati nei tre gradi di giudizio, indicherebbero, considerata la presunta divulgazione di notizie riservate, anche infedeltà nei confronti delle istituzioni.
C’è da dire che, se queste accuse verranno confermate in sede dibattimentale, un comandante del Corpo interno non è servito ad arginare quei fenomeni di malcostume che ormai vanno avanti da circa 34 anni, ovvero dall’allora scandalo dei petroli che coinvolse il comandante generale pro tempore Raffaele Giudice. Ecco perché il Movimento dei Finanzieri Democratici propone al Governo tre soluzioni finalizzate a ridurre il potere centrale e ad aumentare la trasparenza. Le prime due iniziative che la politica dovrà porre in essere se vorrà veramente condurre le Fiamme Gialle su parametri europei – ma anche mettere alla pari con Polizia di Stato e Penitenziaria - sono la smilitarizzazione e la sindacalizzazione, mettendo subito al vertice della Guardia di Finanza un prestigioso ed alto funzionario civile dello Stato. Poi, successivamente, sarà necessario regionalizzare il Corpo al fine di renderlo maggiormente efficiente e competitivo in una realtà locale, un po’ com’è già avvenuto con il Corpo Forestale, laddove ogni comando regionale ha delle precipue peculiarità di lavoro da svolgere. Un comando generale che da Roma decide tutto di tutti, lo si è visto, non funziona. Per anni – e risulta anche da atti ufficiali – ci sono stati troppi controlli interni sul personale dipendente (graduati e sottufficiali) ma ben pochi sui vertici. Del resto con una struttura piramidale ancorata a codici e regolamenti militari sia rigidi sia obsoleti sarebbe stato impossibile per qualunque ministro esercitare il dovuto controllo: la legge che struttura la Guardia di Finanza è stata creata ad hoc per i militari, per far sì che nessun ministro potesse inviare degli ispettori ministeriali e nessuna lamentela interna potesse trapelare in considerazione che il Corpo è privo di un sindacato che ne legittimi la trasparenza e la democrazia interna.
Neppure Brunetta e Tremonti, che oggi stanno raschiando il barile per reperire fondi, si sono accorti fino ad oggi di quanti privilegi di casta ed auto blu con relativi autisti sono in godimento degli ufficiali della Guardia di Finanza: sono utilizzati tutti rigidamente e scrupolosamente per servizio? Questo non lo sappiamo, ma possiamo suggerire che una Commissione Parlamentare d’inchiesta faccia chiarezza soprattutto su quanto accade da 34 anni a questa parte.
Lorenzo Lorusso – presidente nazionale dei Finanzieri Democratici
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domenica 3 luglio 2011
Guardia di Finanza e questione morale: due interventi su "L'Espresso"
Come era stato preannunciato, L'Espresso in edicola torna sulla vicenda delle indagini giudiziarie che stanno interessando i vertici della Guardia di Finanza. L'articolo firmato da Gianluca Di Feo è intitolato "Fiamme ingiallite", quello di Eugenio Scalfari "Bravi i finanzieri, i generali mica tanto". E sullo sfondo delle indagini, come informa il quotidiano Italia Oggi del 30 giugno in un articolo di Stefano Sansonetti, è già iniziata la corsa per la successione (maggio 2012) all'attuale comandante generale di Paolo. Ai blocchi di partenza ci sarebbero quattro generali di corpo d'armata: Caprino, Debidda, Capolupo e Spaziante. Per avere un sentore dei pensieri e dello stato d'animo che attraversano le Fiamme Gialle, rimando al sito dell'associazione Finanzieri Cittadini e Solidarietà, che ha pubblicato, nella formula delle "domande" introdotta dal quotidiano la Repubblica, undici quesiti rivolti al comandante generale, traendoli da un forum.
Da parte mia una semplice notazione: su questo blog riporto spesso le iniziative dei "Finanzieri Democratici" a difesa della salute di quei finanzieri che hanno avuto la sventura di aver prestato servizio in luoghi ove era presente la fibra d'amianto. Sui casi delle morti sospette di appartenenti alla Gdf, sui probabili ritardi della gerarchia per l'adeguamento degli edifici alla normativa in materia, sul mancato rilascio (questo "certo" e non "probabile") dei curricula lavorativi necessari per il riconoscimento dei benefici previdenziali, sono state presentate interrogazioni parlamentari e al consiglio regionale del Fvg, organizzati incontri con la stampa e sit-in. Dopo queste sollecitazioni, allo stato, la linea del comando generale non è cambiata, in particolare non viene data la possibilità ai finanzieri e alle loro famiglie di veder riconosciuti i benefici di legge per chi ha lavorato a contatto con l'amianto. Nel suo articolo su L'Espresso, Scalfari contrappone la base virtuosa del Corpo, che ha riportato notevoli risultati nella lotta al crimine, ai vertici, nei quali "sono stati rari e brevi i periodi di pieno rispetto delle norme di correttezza e legalità". Senza disconoscere gli argomenti di Scalfari, ma molto modestamente aggiungendone un altro, dico che il dossier amianto-Gdf contrappone base e vertici su di un piano più delicato, quello che attiene alla tutela della salute delle persone.
Da parte mia una semplice notazione: su questo blog riporto spesso le iniziative dei "Finanzieri Democratici" a difesa della salute di quei finanzieri che hanno avuto la sventura di aver prestato servizio in luoghi ove era presente la fibra d'amianto. Sui casi delle morti sospette di appartenenti alla Gdf, sui probabili ritardi della gerarchia per l'adeguamento degli edifici alla normativa in materia, sul mancato rilascio (questo "certo" e non "probabile") dei curricula lavorativi necessari per il riconoscimento dei benefici previdenziali, sono state presentate interrogazioni parlamentari e al consiglio regionale del Fvg, organizzati incontri con la stampa e sit-in. Dopo queste sollecitazioni, allo stato, la linea del comando generale non è cambiata, in particolare non viene data la possibilità ai finanzieri e alle loro famiglie di veder riconosciuti i benefici di legge per chi ha lavorato a contatto con l'amianto. Nel suo articolo su L'Espresso, Scalfari contrappone la base virtuosa del Corpo, che ha riportato notevoli risultati nella lotta al crimine, ai vertici, nei quali "sono stati rari e brevi i periodi di pieno rispetto delle norme di correttezza e legalità". Senza disconoscere gli argomenti di Scalfari, ma molto modestamente aggiungendone un altro, dico che il dossier amianto-Gdf contrappone base e vertici su di un piano più delicato, quello che attiene alla tutela della salute delle persone.
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sabato 2 luglio 2011
Amianto e Gdf: interrogazione parlamentare dei deputati radicali
Sui temi sollevati dal Movimento dei Finanzieri Democratici e dall'Associazione italiana Esposti Amianto , in ordine ai casi di finanzieri esposti alla fibra d'amianto e alla particolare situazione della caserma di Trieste sede del Comando Regionale, i deputati radicali eletti nel Partito democratico - prima firma Elisabetta Zamparutti - hanno presentato un'interrogazione parlamentare (nr. 4-12377 del 20 giugno 2011), che qui possiamo leggere. Segnalo, in particolare, la richiesta ai ministri interessati in ordine al "riconoscimento d'ufficio di patologia professionale per esposizione all'asbesto ed infine la mappatura ed il censimento dell'amianto nelle strutture adibite a luoghi di servizio della Guardia di finanza".
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