lunedì 31 ottobre 2011

Finanzieri Democratici: in crescita le patologie correlate all’esposizione all’amianto nelle caserme.

Il Movimento dei Finanzieri Democratici attraverso il suo presidente, Lorenzo Lorusso, torna sulla questione dei casi, portati anche alla conoscenza della magistratura, dell'esposizione all'amianto dei militari della Guardia di Finanza, in particolare su di una decisione della Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia. Di seguito il comunicato stampa dell'associazione:
 
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Associazione Nazionale Movimento dei Finanzieri Democratici
- Presidenza -
 
 
COMUNICATO STAMPA
 
Oggetto: in crescita le patologie correlate all’esposizione all’amianto nelle caserme.
 
Aumenta, in maniera esponenziale, il numero di dipendenti della Guardia di Finanza, di ogni ordine e grado, affetti da gravi patologie correlabili ad una lunga o media esposizione all’amianto. Da quando sono entrate in vigore le leggi che hanno messo al bando l’amianto quasi nulla è stato fatto dai vertici della Guardia di Finanza per la prevenzione, ovvero per la tutela della salute dei propri dipendenti: bonifiche effettuate, a nostro avviso, con ingiustificabile ritardo, mascherine ed altro materiale protettivo che non è mai stato acquistato neppure per chi operava a contatto diretto con le pericolosissime fibre (caldaisti e finanzieri-operai della cosiddetta “squadra minuto mantenimento”). Le conseguenze di ciò sono 18 finanzieri iscritti nel Registro Regionale degli Esposti solo nel Friuli Venezia Giulia, la consorte di uno di loro anch’essa iscritta tra gli esposti in quanto investita dalla polvere d’amianto che suo marito portava a casa dal luogo di servizio in cui operava. Ben 4 decessi nel solo Friuli Venezia Giulia per patologie asbesto correlate, ad un graduato che prestava servizio a Trieste gli è stata persino riconosciuta – postuma – la causa di servizio dal Comando Generale di Roma. Ma tutto ciò non è bastato al Giudice Simeon, della Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia, per depositare una sentenza contabile favorevole a favore di un graduato del Corpo che era stato esposto, per molto più di un decennio, probabilmente alle stesse fibre di amianto che provocarono il decesso del suo collega della squadra operai. A quanto pare i calcoli effettuati dal magistrato contabile non collimano affatto né con il periodo di esposizione denunciato dal graduato né tantomeno con i calcoli effettuati da uno dei migliori periti europei operanti sulla piazza, il Prof. Marino Valle di Trieste.
Non è nostro costume attaccare indiscriminatamente la magistratura, ma siamo convinti che, nella fattispecie, il Giudice che ha emesso questa sentenza non ha tenuto conto di molti fattori: in primis l’aspetto epidemiologico ed in secundis i dati forniti dal perito di parte, Prof. Valle.
Ecco perché, forti anche delle numerosissime interrogazioni parlamentari che sono state presentate sul caso in specie -  in maniera bipartisan –  da deputati e senatori della maggioranza di governo e dell’opposizione, chiediamo ancora una volta ed a voce alta: Giustizia!
 
Lorenzo Lorusso - presidente nazionale del M.F.D. e segretario regionale, per il Friuli Venezia Giulia, dell'Osservatorio Nazionale Amianto
Tel.: 347-5471026
 
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Lorenzo Lorusso: "I debiti di Giulio Tremonti"



Pubblico, qui di seguito, un articolo scritto da Lorenzo Lorusso su di un caso che ben rappresenta, a mio parere, la purtroppo ben nota situazione in cui viene a trovarsi un cittadino quando lo Stato (in questo caso il Ministero dell'Economia e delle finanze retto da Tremonti) fatica (per usare un eufemismo) a riconoscere quanto dovuto a seguito di una sentenza della Magistratura passata in giudicato:  

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I debiti di Giulio Tremonti          

Se qualcuno di voi deve al fisco anche soli 50 euro statene certi che le diffide, le messe in mora, ed i pignoramenti sono in agguato. Ricordo ancora quando comunicai all’INPDAD che mio figlio aveva trovato un lavoretto saltuario, mal retribuito, ma che, per questo non lo avevo più a carico (quei pochi spiccioli di assegni familiari). Orbene, i funzionari dell’Ente, pur essendo stati avvisati per tempo, ricordarono di avere ricevuto la mia comunicazione solo a fine anno, così, nel mese di febbraio, recuperarono tutto in una volta ed io mi vidi attribuire circa 440 euro di pensione a fronte di 1.200 che ne avrei dovuti percepire. Un salasso! Perché racconto tutto questo? Lo spiego subito.
Prima di congedarmi, per ragioni di salute, dalla Guardia di Finanza trascorsi quasi due anni in convalescenza ed aspettativa per patologie dipendenti da causa di servizio e per due di queste in corso di riconoscimento. Siccome i miei ex superiori in grado mi volevano molto bene a causa delle mie idee di riforma del Corpo giudicarono prevalenti le due malattie in corso di riconoscimento rispetto a tutte le altre. Ciò comportò una decurtazione del mio stipendio pari al 50% per sei lunghi mesi e l’azzeramento per altri due, un piccolo regalo che mi fecero i miei comandanti di allora e qualche burocrate dell’Ospedale Militare prima della pensione.
Destino volle che, successivamente, ben due commissioni medico legali militari mi riconobbero quelle patologie ma, quando feci istanza per recuperare i miei stipendi, qualche “zelante” ufficiale rispose negativamente, costringendomi a porre in essere un ricorso al Tribunale Amministrativo del Friuli Venezia Giulia. Mi sarebbe piaciuto vedere, prima o poi, quell’ufficiale nelle mie stesse condizioni di salute ma purtroppo, andando in pensione, questo piacere è venuto a mancarmi.
Per ben 10 anni e mezzo il T.A.R. del Friuli Venezia Giulia ha tenuto in cassetto il mio ricorso, ignorando il mio stato di bisogno ed il mio diritto a vedere recuperate quelle somme, forse privilegiando altri ricorsi di ben altra portata economica. Ma siccome il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, nel 2001 il parlamentare Pinto riuscì a fare approvare la legge che porta il suo nome, per la precisione la nr. 89 del 24 marzo 2001, quella che prevede delle sanzioni per l’ingiusta durata del processo o, nel caso in specie, del ricorso amministrativo. Così mi attivo e, tramite lo studio legale Fabiani di Bologna, cito in Corte d’Appello il Ministero dell’Economia e delle Finanze. I Giudici bolognesi fanno finalmente giustizia e condannano il Ministero di Giulio Tremonti al risarcimento delle somme dovute per i ritardi del TAR ed agli interessi legali dalla data della mia domanda fino a quella del pagamento.
Non sapevo però di essere entrato nel noto girone dantesco dove capeggiava la scritta “Perdete ogni speranza o voi che entrate”, credevo fosse finita e solo la mia prudenza volle che non impegnai prima di incassarlo quel denaro. E’ già trascorso quasi un anno dal pronunciamento inequivocabile della Corte d’Appello di Bologna ed i debitori non si sono neppure degnati di scrivermi sebbene la sentenza gli sia stata regolarmente notificata ed è anche passata in giudicato, cioè è inappellabile. Avrei potuto sollecitare io ma per sicurezza mi sono rivolto nuovamente allo studio legale che aveva curato il ricorso in base alla cosiddetta Legge Pinto, ma con una sfacciataggine che non ha precedenti il direttore dell’ufficio X (perché poi l’avranno denominato proprio così, forse per nascondersi meglio davanti ai creditori?) del Ministero dell’Economia e delle Finanze asserisce che ci sarebbe  «una esiguità di risorse economiche» e, quindi, dovrei portare pazienza. Ancora pazienza? Dopo 12 lunghi anni? Ma ci faccia il piacere!, avrebbe detto il compianto Totò. Si vergogni!, aggiungo io. E’ questo il fisco equo e giusto di Giulio Tremonti?
Lorenzo Lorusso -  Via Sottoripa, 4, 34127 Trieste. Tel.: 347-5471026  

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Per approfondimenti: qui, legge 24 marzo 2001, n. 89, cosidetta legge "Pinto".