Passano i giorni dal venerdì dell'incidente della "Costa Concordia", ma il caso non cessa d'interrogare l'opinione pubblica, le notizie rimangono sempre in evidenza nei notiziari, soprattutto dopo la divulgazione dell'audio dei colloqui tra il comandante della nave, Schettino, e la Capitaneria di Porto di Livorno, nella persona del comandante De Falco: una giustapposizione plastica di due modi d'intendere le resposabilità legate al proprio lavoro, da una parte la fuga, dall'altra il richiamo prima ancora che giuridico, morale, ai doveri della propria funzione. Più volte in questo blog ho criticato la militarità legata alla gestione di un Corpo chiamato ad una funzione di polizia finanziaria - fino a rappresentare un unicum a livello internazionale -, come la Guardia di Finanza: le parole del capitano di fregata De Falco, esprimono al massimo livello, secondo me, ciò che significa essere "militare" in un contesto in cui questa qualifica ha una piena ragione di sussistere, vale a dire quel senso della responsabilità e dell'onore richiamato nella persona che in quel momento aveva abbandonato una nave che stava affondando, un senso dell'onore finalmente non retorico e applicato ad un caso concreto, come quello del richiamo al proprio dovere di salvare più vite umane possibili.
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